I cani non sono tutti uguali: riflessioni su alcuni casi di cronaca

I cani non sono tutti uguali: riflessioni su alcuni casi di cronaca

Il cane non è il problema. Ma non raccontiamoci nemmeno che siano tutti uguali. La cronaca, sempre più tragica, impone alcune riflessioni circa la scelta di condividere un pezzo della nostra vita con un cane

Martedi 21 Luglio 2026

Partiamo dalla cronaca meno recente. Tre cani scavano sotto una recinzione e uccidono un piccolo cane nel giardino della casa in cui vive. In un altro episodio un uomo perde una falange nel tentativo di difendere il figlio e l'oca di famiglia dall'attacco di un pitbull penetrato nella proprietà. Siamo nel 2021-2022. Un pitbull fugge da una villa, aggredisce tre persone e uccide un cane. I Carabinieri, dopo aver tentato inutilmente di immobilizzarlo, sono costretti ad abbatterlo con l'arma di ordinanza (2023). Una bambina di appena tre mesi viene azzannata al volto dal pitbull di famiglia riportando gravissime lesioni facciali e venendo sottoposta a un delicato intervento di chirurgia ricostruttiva.

Sempre nel 2023 Un pitbull aggredisce e uccide un cane di proprietà di una ragazza sedicenne che rimane ferita mentre tenta di salvare il proprio animale. Una bambina di cinque anni viene aggredita al volto da un cane corso appartenente alla famiglia.

Aprile 2024. Due pitbull aggrediscono un bambino di appena tredici mesi, strappandolo dalle braccia dello zio. Il piccolo muore. La madre rimane ferita nel disperato tentativo di salvarlo. Pochi giorni dopo, il 17 maggio, un altro neonato, questa volta di cinque mesi, viene mortalmente aggredito dal pitbull di famiglia mentre si trova in braccio alla nonna. Nello stesso anno un bambino di otto anni viene ricoverato in codice rosso dopo essere stato morso alla testa durante una festa di compleanno. Due pitbull fuggiti da un'abitazione assalgono due passanti e i loro cani. Due operatori del 118, entrati in un appartamento per soccorrere un anziano colto da malore, vengono aggrediti dal pitbull di casa. Una bambina di due anni rimane gravemente ferita; la zia viene morsa mentre tenta di proteggerla. Un barboncino viene sbranato davanti alla propria proprietaria, che resta ferita cercando di sottrarlo all’attacco.

Il 2025 non interrompe questa tragica sequenza. Ad Acerra una bambina di nove mesi perde la vita dopo essere stata aggredita dal pitbull c.d. di famiglia. Ad Agliana una bambina di due anni viene gravemente ferita, mentre la nonna rimane a sua volta ferita nel tentativo di salvarla.

Il 2026 conferma, purtroppo, che non siamo di fronte a episodi isolati. Una ragazza di venticinque anni viene morsa al volto in un'area cani mentre cerca di difendere il proprio bassotto dall'attacco di un pitbull che era riuscito a liberarsi dal guinzaglio. Un ragazzo diretto al centro estivo viene assalito da un cane mentre gli passa davanti in bicicletta. Cade a terra, viene morso al braccio e alla nuca, riportando il distacco di una parte del cuoio capelluto. Una donna attende il figlio all'uscita dagli allenamenti con il proprio cagnolino al guinzaglio. Un pitbull e un rottweiler, fuggiti da un'abitazione vicina, la aggrediscono. Sarà sottoposta a un intervento di chirurgia plastica. Potrei continuare anche con vicende che mi hanno interessato come legale.

Ebbene davanti a queste tragedie il dibattito pubblico, spesso svolto sui social, si divide immancabilmente in due slogan. Il primo: la colpa è sempre e solo del proprietario. Il secondo: Vietiamo alcune razze. A mio avviso sono entrambi slogan sbagliati. Il primo perché semplifica una realtà molto più complessa. Il secondo perché attribuisce a un'intera tipologia d cani responsabilità che appartengono ad un singolo anmale. Io non credo agli slogan. Non credo che esistano cani buoni per definizione. Non credo che esistano cani cattivi per natura. Bontà e cattiveria, vocabolario alla mano, non possono riguardare gli animali. Ma non credo nemmeno che ogni aggressione dipenda esclusivamente dal proprietario.

Il cane è un animale, selezionato per secoli, modellandone il patrimonio genetico in funzione di esigenze precise: la guardia, la difesa, la conduzione del bestiame, la caccia, la compagnia e, in alcuni casi, perfino il combattimento. Pensare che questa selezione non abbia lasciato alcuna traccia significa negare l'etologia prima ancora del buon senso. Esistono cani dotati di una forza fisica straordinaria. Esistono cani con una maggiore determinazione. Esistono cani con una soglia di reattività diversa. Esistono cani il cui morso, una volta portato, può provocare conseguenze infinitamente più gravi rispetto a quello di altri. Non è una colpa. È la loro natura. E la natura non si cancella con uno slogan.

Oggi sembra quasi proibito dirlo. Per paura di essere accusati di discriminare una razza preferiamo raccontarci che tutto dipenda esclusivamente dall’educazione. Che non esistano cani più impegnativi di altri. Che basti amarli. Che basti frequentare un corso. Che basti un patentino. Ma è davvero così? È davvero impensabile che anche il proprietario più serio, preparato e responsabile possa trovarsi, in alcune circostanze, di fronte a un animale la cui forza, determinazione o reattività superano le sue capacità di gestione? È davvero così scandaloso affermare che nessun percorso educativo possa cancellare completamente il patrimonio genetico di un animale? Attribuire all'educazione un potere assoluto significa chiedere all'etologia di smentire se stessa. Anche n questo caso usiamo termini che poco si conciliano con l’esser una animale non umano. Educazione. Socializzazione. Espressioni che non annullamento l'istinto.

Il nostro ordinamento attribuisce al proprietario una responsabilità rigorosa. L'articolo 2052 del codice civile pone a suo carico la responsabilità dei danni provocati dall'animale, salvo il caso fortuito. Anche sul piano penale possono configurarsi responsabilità importanti quando l'evento sia conseguenza di una gestione negligente o imprudente. È giusto che sia così. Chi sceglie un cane e vive all’interno di un certo ordinamento, il nostro, deve assumersene ogni responsabilità. Poco importa che si tratti regole antropocentriche. Ma, e lo dico da anni, il diritto interviene quasi sempre dopo. Dopo il morso. Dopo la lesione. Dopo la tragedia.

Non serve alimentare guerre ideologiche tra chi demonizza alcune razze e chi sostiene che tutti i cani siano indistintamente uguali. Serve una cultura della responsabilità. Serve valorizzare il ruolo dei veterinari esperti in comportamento che, non me ne vogliano intere categorie, credo si collochino su un piano di autorevolezza decisamente diversa da tanti aspiranti educatori. Serve interrogarsi sull'idoneità di chi decide di accogliere un cane che richiede competenze e capacità fisiche adeguate per certi cani. Non tutti siamo idonei a gestire qualunque cane. E non tutti i cani sono adatti a qualunque famiglia.

Dirlo non significa discriminare. Significa prevenire. Significa rispettare il cane. Il rispetto degli animali non consiste nel negarne la natura ma nel riconoscerla.Nel sapere che l'amore, da solo, non sempre basta. Scegliere un cane non significa soddisfare un desiderio, pure comprensibile. Significa assumersi una responsabilità verso l'animale, verso la propria famiglia e verso la collettività. Quando questo equilibrio viene meno, pagano tutti. E si tratta di conti molto salati. Pagano le vittime. Pagano le loro famiglie. Paga anche il cane, che quasi sempre subisce le conseguenze di errori che non ha scelto.

E allora dobbiamo porci forse la vera domanda : siamo ancora capaci di guardare gli animali per quello che sono, senza trasformarli né in mostri né in peluche? La natura non è un’opinione e negarla non rende il mondo più sicuro. Perché, in fondo, è questa la convinzione che mi accompagna da anni. La natura del cane non è una colpa. Ma fingere che quella natura non esista è una responsabilità dell’uomo. E allora quando vi avvicinate a questa meravigliosa esperienza con superficialità. Per moda, per soddisfare un creduto capriccio o finanche desiderio di qualcuno, riducete la vostra, nostra, ignoranza. E per chi decida di acquistare un cane un piccolo suggerimento. Non fidatevi mai quando all’interno dei contratti che vi vengono proposti leggete la clausola per cui in caso di malattia del cane potete restituirlo e avere indietro i vostri soldi, fermatevi a riflettere. Potreste davvero contribuire a cambiare le cose.

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