L'uso del contante nelle province italiane: i dati del Ministero dell'Economia e Finanze.

L'uso del contante nelle province italiane: i dati del Ministero dell'Economia e Finanze.

Il limite di utilizzo del denaro contante è stato cambiato più volte nel tempo.

Dall’anno 2000 al 2010 il limite è oscillato da 12.500 a 5.000 euro. Successivamente è sceso a 2.500 e poi a 1.000 euro.

Ad oggi vale il limite di 3.000 euro, come innalzato dall’art. 3 del D. Lgs. N. 90/2017 che ha fissato il nuovo limite di utilizzo del contante.

Martedi 8 Ottobre 2019

Il limite di pagamento in contanti è per contrastare l’evasione fiscale. Di qui l’impegno del Governo Conte bis di ridurre il più possibile l’uso del contante con l’utilizzo di carte di credito.

In Europa non vige un divieto uniforme all’uso del contante al di sopra di soglie predefinite e la normativa in molti Stati è assente ed in altri è differenziata.

Sul sito del Dipartimento del Tesoro è possibile leggere lo studio sull’analisi del rischio di riciclaggio, aggiornato a tutto il 2018. Viene specificato che nell’Eurozona, per l’anno 2016, sono stati effettuati 129 miliardi di transazioni in contanti.

Nello specifico si evidenzia che nei paesi dove esiste un limite legale, la vulnerabilità legata alle transazioni caratterizzate da elevato uso del contante, sono maggiormente mitigate dal divieto di utilizzo sopra tale limite.

I Paesi che registrano un ammontare più significativo di transazioni in contanti sono prevalentemente i Paesi del Sud Europa, ma anche Germania, Austria e Slovenia.

Per quanto attiene alla stima del valore di queste transazioni, i Paesi con la percentuale più alta risultano essere Cipro, Malta e la Grecia, seguono l’Italia, insieme a Spagna e Austria.

Tra gli obiettivi dichiarati dell’Eurosistema, comunque, vi è quello di contrastare gli utilizzi illeciti del contante, per finalità di riciclaggio.

In tale linea si inscrive la recente decisione di sospendere l’emissione del taglio delle banconote da 500 euro a partire dal 27 gennaio 2019.

Il documento specifica che nel 2016, la BCE ha condotto un ampio studio presso punti vendita dell’Area euro, al fine di stimare il valore e il volume dei pagamenti in contanti rispetto agli altri strumenti di pagamento.

I risultati dell’indagine mostrano, relativamente al campione di soggetti residenti in Italia, che nel 2016 il contante è stato lo strumento più utilizzato nei punti vendita: l’86% delle transazioni è stato regolato in contanti rispetto al 79% registrato nell’Area euro.

Con riferimento alla distribuzione territoriale delle transazioni, l’elaborazione dei dati effettuata direttamente dalla Banca d’Italia ha evidenziato come il contante è lo strumento più utilizzato per le operazioni presso i punti vendita in tutte le regioni italiane, anche se con differenze significative.

Il contante è risultato meno utilizzato al Nord e più diffuso al Centro e al Sud: le percentuali più basse di transazioni in contante sono state registrate in Lombardia (81%), Sardegna (82%) e Toscana (82%), mentre quelle più alte in Calabria (94%), Abruzzo, Molise e Campania (91%).

Quanto all’utilizzo del contante come riserva di valore, il 28% degli intervistati ha dichiarato di detenere contante anche a fini “precauzionali”, prevalentemente per una cifra compresa tra i 100 e i 500 euro.

Tale percentuale è superiore al Sud (32%) e inferiore nel Nord Ovest (24%), mentre la media europea si attesta al 24%.

L’uso del contante nel paese non è uniforme.

Le province contraddistinte dal livello di rischio ‘relativo’ più elevato/alto sono concentrate nelle regioni centro-settentrionali del Paese.

La categoria di rischio immediatamente inferiore, medio-alto, include, pressoché nella stessa misura, alcune province centro-meridionali e del settentrione (collocate principalmente nel Nord-Est e nelle aree di confine).

Utilizzi eccessivi di contante con indicatore per il settore privato.

Le classi di rischio suddiviso per Province.

Rischio alto: Aosta, Milano, Lodi, Bolzano, Udine, Trieste, Gorizia, Venezia, Verona, Parma, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Firenze, Prato, Pistoia, Lucca, Siena, Arezzo, Pesaro-Urbino, Perugia, Terni, Rieti, Roma, L’Aquila, Cagliari.

Rischio medio-alto: Imperia, Torino, Biella, Verbano-Cusio-Ossola, Varese, Como, Sondrio, Trento, Belluno, Pordenone, Treviso, Padova, Piacenza, Modena, Livorno, Pisa, Ancona, Ascoli Piceno, Viterbo, Latina, Frosinone, Campobasso, Caserta, Napoli, Avellino, Potenza, Cosenza, Sassari.

Rischio medio: Savona, Alessandria, Novara, Pavia, Monza-Brianza, Lecco, Bergamo, Cremona, Mantova, Rovigo, Vicenza, La Spezia, Rimini, Macerata, Chieti, Isernia, Benevento, Salerno, Foggia, Lecce, Crotone, Catanzaro, Palermo, Messina, Enna, Catania, Nuoro.

Rischio basso: Cuneo, Asti, Vercelli, Genova, Brescia, Reggio Emilia, Massa Carrara, Grosseto, Fermo, Teramo, Pescara, Barletta-Andria Trani, Bari, Brindisi, Taranto, Matera, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Oristano, Ogliastra, Olbia-Tempio.

Per approfondire oltre si rinvia al documento del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 2019 che fa una sintesi dell’analisi nazionale, dei rischi di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo, elaborata dal Comitato di sicurezza finanziaria, aggiornata al 2018.

Luca De Franciscis

dottore commercialista

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