Pubblicato l'indice Istat di ottobre 2018

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Pubblicato l'indice Istat di ottobre 2018

Invariato l'indice Istat di ottobre. Salgono i rendimenti dei BOT.

Aggiornate tutte le applicazioni, gli indici per il maggior danno ed il coefficiente per la rivalutazione del TFR.

Venerdi 16 Novembre 2018

L'indice Istat FOI relativo al mese di ottobre 2018, utilizzato per le rivalutazioni monetarie, tra cui l'adeguamento del canone di locazione, dell'assegno di mantenimento, delle pensioni e del TFR, resta invariato a quota 102,4.

La variazione dell'indice rispetto allo stesso mese dell'anno scorso sale rispetto a settembre e le percentuali da utilizzare per l'adeguamento annuale degli affitti sono le seguenti:

+1,5 % al 100%

+1,125 % al 75%.

La stabilità dell’indice dei prezzi al consumo è dovuta da un lato alla crescita dei prezzi dei beni energetici (tariffe +5,8% e carburanti +1,4%), e dall'altro alla flessione dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-2,1%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,7%).

L'inflazione acquisita per il 2018 si attesta all'1,2%.

Tabella riepilogativa (*):

Indice generale FOI 102,4
Variazione percentuale rispetto al mese precedente 0,0
Variazione percentuale rispetto allo stesso mese dell'anno precedente +1,5
Variazione percentuale rispetto allo stesso mese
di due anni precedenti
+2,4

(*) Per un raffronto con i mesi precedenti consulta la tabella degli ultimi indici istat.

La prossima pubblicazione dell'indice Istat è prevista per il:

 14 dicembre 2018

 

Rendimento dei Titoli di Stato per il Maggior Danno

Sul fronte dei titoli di stato, con particolare riguardo a quelli utilizzati per il calcolo del "maggior danno", registriamo un aumento considerevole del rendimento medio dei BOT annuali che sfiora quasi l'1%.

Sale anche il "rendistato", ossia il rendimento medio lordo dei BTP con vita residua superiore ad un anno dei titoli quotati alla Borsa Italiana, che passa dal 2,4% al 2,8%, come del resto c'era da aspettarsi dato che lo "spread" oscilla da diversi mesi intorno ai 300 punti base.

Spread e mutui: facciamo chiarezza

Una precisazione per quanto riguarda lo spread, ossia il differenziale tra il rendimento dei titoli di stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (BUND) di cui tanto si sente parlare negli ultimi mesi.

L'aumento dello spread incide direttamente sull'ammontare degli interessi che lo Stato deve pagare agli investitori per la collocazione dei propri titoli (debito pubblico) ma non ha alcuna correlazione diretta con gli interessi sui mutui.

Questi ultimi infatti dipendono essenzialmente da due fattori:

- l'indice Euribor, legato al costo del denaro stabilito a livello centrale dalla BCE per i mutui a tasso variabile e l'IRS per quelli a tasso fisso.

- il tasso che la Banca aggiunge all'Euribor o all'IRS per determinare il tasso di interesse del mutuo (ecco perché banche diverse propongono mutui a tasso diverso).

Questo tasso aggiuntivo stabilito dalla banca è comunemente detto "spread", ma si tratta di uno spread sui mutui rispetto all'Euribor da non confondere quindi con lo spread tui titoli di stato.

Quindi, se sale lo spread sui titoli di stato aumentano i rendimenti dei nuovi BTP emessi (e quindi chi aveva acquistato in precedenza titoli con rendimenti più bassi registra una perdita di valore) ma non vi è una ricaduta immediata sui tassi dei mutui.

Spread e risparmio

E' pur vero che un progressivo aumento dello spread sui BTP non è un bene per il risparmio dei cittadini (ad esempio per i fondi comuni che investono in BTP), ma questa vulnerabilità rispetto allo spread è dovuta al fatto che i BTP sono titoli a lunga scadenza con rendimento fisso, e quindi poco adatti a mantenere nel tempo il loro valore.

Basterebbe investire in titoli con durata assai inferiore, come i "cari e vecchi" BOT, oppure in titoli di media durata ma con rendimento variabile (eventualmente legato all'inflazione) per non subire tutte queste oscillazioni di valore.

Ma questa è un'altra storia e tutto dipenderà dalla volontà del Governo di cambiare o meno l'assetto del debito pubblico italiano che, come noto, attualmente è fortemente sbilanciato sui BTP reindirizzando il risparmio verso titoli poco soggetti alle oscillazioni di mercato e quindi meno sensibili ai "capricci" dello spread.

Applicazioni di Calcolo

Come di consueto abbiamo aggiornato le applicazioni di calcolo che utilizzano l'indice Istat FOI e i rendimenti dei titoli di stato che riportiamo di seguito:

Nota sull'aggiornamento dell'Indice FOI

L'aggiornamento delle applicazioni sul nostro sito viene effettuato dopo la pubblicazione ufficiale da parte dell'Istat del valore dell'indice FOI, generalmente verso la metà del mese successivo a quello di riferimento.

A fine mese l'Istat pubblica una stima preliminare sull'andamento degli indici ma per avere il dato ufficiale e valido a tutti gli effetti di legge occorre aspettare qualche settimana in più.

Per comodità pubblichiamo sempre sia negli articoli che nelle applicazioni la data di aggiornamento del prossimo indice Istat, in modo che possiate prendere nota del giorno esatto della prossima pubblicazione.


Informativa Istat sull'andamento dei prezzi 

Nel mese di ottobre 2018, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, abbia una variazione nulla rispetto al mese precedente e aumenti dell’1,6% su base annua (era +1,4% settembre), confermando la stima preliminare.

La leggera ripresa dell’inflazione si deve principalmente all’impennata dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (da +5,6% di settembre a +10,7%) e all’accelerazione dei prezzi dei Servizi vari (da +0,5% a +2,3%), in parte mitigate dal rallentamento dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (che passano da +2,4% a +0,8%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,5% a +1,8%).

L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +0,7%, mentre quella al netto dei soli beni energetici passa da +0,9% osservato nel mese precedente a +0,8%.

La stabilità congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è la sintesi di dinamiche opposte. La crescita dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+5,8%) e, in misura più contenuta, di quelli non regolamentati (+1,4%), è infatti bilanciata dalla flessione dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-2,1%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,7%), per lo più imputabile a fattori di tipo stagionale.

L’inflazione accelera per i beni (da +1,7% registrato nel mese precedente a +1,8%) e per i servizi (da +1,0% a +1,3%); rispetto al mese di settembre il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane negativo e passa da -0,7 punti percentuali a -0,5.

L’inflazione acquisita per il 2018 è +1,2% per l’indice generale e +0,7% per la componente di fondo.

Si attenuano le tensioni sui prezzi dei prodotti di largo consumo: i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano da +1,5% a +0,7%, attestandosi al di sotto, quindi, dell’inflazione generale, mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto passano da +2,3% a +2,0%, con una crescita più sostenuta di quella dell’indice generale dovuta soprattutto ai Beni energetici non regolamentati.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base mensile e dell’1,7% su base annua (in accelerazione da +1,5% di settembre), confermando la stima preliminare.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e cresce dell’1,5% rispetto a ottobre 2017

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