Cassazione penale Sez. VI, Sentenza n. 15432 del 13-04-2016

Giovedi 12 Maggio 2016

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IPPOLITO Francesco - Presidente -

Dott. GIANESINI Maurizio - rel. Consigliere -

Dott. CRISCUOLO Anna - Consigliere -

Dott. SCALIA Laura - Consigliere -

Dott. CORBO Antonio - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

G.S., N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 2744/2015 CORTE APPELLO di PALERMO, del 12/11/2015;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 16/03/2016 la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIANESINI MAURIZIO;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. VIOLA A. P., che ha concluso per il rigetto del ricorso;

Udito il difensore Avv. CHIARAMONTE S. che ha insistito per l'accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

1. Il difensore di G.S. ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza 11 gennaio 2016 con la quale la Corte di Appello di PALERMO, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha assolto l'imputato limitatamente alla condotta realizzata fino al (OMISSIS) riducendo conseguentemente la pena inflitta e confermando per il resto la sentenza di primo grado con condanna al risarcimento del danno.

1.1 Il G. è accusato del reato di cui all'art. 570 cod. pen. per aver fatto mancare i mezzi di sussistenza alle figlie minori omettendo di versare la somma di 230.000,00 Euro mensili alla moglie, come disposto dal Tribunale di Termini Imerese.

2. Il difensore ha dedotto due motivi di ricorso.

2.1 Con il primo motivo, il ricorrente ha lamentato che la Corte territoriale non avesse valorizzato, omettendo quindi la doverosa motivazione sul punto, gli elementi a discolpa dell'imputato che era in realtà disoccupato, come era stato dimostrato documentalmente, e che non poteva quindi adempiere ai suoi obblighi di versamento; non era quindi stato dimostrato da parte del Giudice di appello l'elemento soggettivo del reato, tanto più che il G., quando aveva potuto e quando aveva degli introiti economici, aveva sempre onorato il suo debito di contribuzione.

2.2 Con altri motivi subordinati, poi, il ricorrente ha lamentato l'eccessività della pena inflitta, l'immotivata negazione di attenuanti generiche e, infine, l'illegittima sottoposizione della sospensione condizionale della pena alla liquidazione del danno liquidato senza un preventivo accertamento, sia pure sommario, delle condizioni economiche dell'imputato e della sua concreta possibilità di sopportare l'onere del risarcimento.

Motivi della decisione

1. Il ricorso è infondato e va rigettato, con condanna al pagamento delle spese processuali.

1.1 Il primo motivo di ricorso si risolve nella riproposizione di una questione di fatto, quella dello stato di disoccupazione dell'imputato e della sua conseguente impossibilità di adempiere all'obbligo di mantenimento, già valutata e disattesa dal Giudice di merito; in particolare, la Corte palermitana, in uno con il Giudice di primo grado la cui motivazione, come è noto, costituisce un corpo argomentativo unitario con quella di appello (si veda sul punto, da ultimo, Cass. sez. 6 del 8/10/2013 n. 46742, Rv 257332) ha esaurientemente e persuasivamente motivato circa la mancanza di prova univoca e certa in merito alla condizione di disoccupazione dell'imputato affermatamente dipendente dal discredito diffuso ai suoi danni nell'ambiente di lavoro, disoccupazione che, in ogni caso, non esime da responsabilità per l'omessa prestazione dei mezzi di sussistenza come correttamente ricordato dalla Corte territoriale sulla base della giurisprudenza di legittimità secondo la quale l'incapacità economica dell'obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall'art. 570 cod. pen. deve essere assoluta e deve altresì integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti (così Cass., sez. 6 del 21/10/2010, n. 41362, Rv 248955).

1.2 Il secondo motivo di ricorso, poi, si articola in diversi profili di critica della sentenza; per quanto riguarda la negazione di attenuanti generiche, la Corte si è correttamente richiamata alla assenza di elementi rilevanti ex art. 133 cod. pen. valutabili ai fini della richiesta difensiva mentre, per quanto riguarda l'entità della pena, il Giudice di appello, con il riferimento al disvalore complessivo del fatto e al tenore e durata dell'inadempimento, ha dimostrato di avere valutato concretamente gli elementi di cui all'art. 133 c.p., comma 1, n.1.

In merito infine al fatto, stigmatizzato dal ricorrente, che la sospensione condizionale della pena è stata subordinata, ex art. 165 c.p., comma 1, al pagamento della somma liquidata a titolo di risarcimento del danno senza un positivo accertamento delle condizioni economiche dell'imputato e della sua concreta possibilità di adempiere come pure richiesto da parte della giurisprudenza di legittimità (si veda in merito e da ultimo Cass. sez. 2 del 15/2/2013 n. 22342, Rv 255665 contrastata però da Cass. sez. 6 del 8/5/2014 n. 33020, Rv 260555) va rilevato che in ogni caso l'accertamento, contenuto nella motivazione della sentenza impugnata, della inesistenza dello stato di assoluta e protratta impossidenza del G. vale per l'affermazione positiva della sussistenza della concreta possibilità, da parte di quest'ultimo, di sopportare l'onere del risarcimento.

Al rigetto del ricorso consegue infine la liquidazione, a favore del difensore ammesso al patrocinio a spese dello Stato e per l'attività espletata, della somma complessiva, già ridotta del terzo, di 2.400,00 Euro oltre Iva, Cpa e spese generali al 15%.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali; liquida a favore del difensore C.S. per l'attività espletata la somma di 2.400.00 Euro oltre Iva, Cpa e spese generali al 15%.

Così deciso in Roma, il 16 marzo 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 aprile 2016

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