Cassazione penale Sez. III Sentenza del 03/07/2017 n.31917

Giovedi 24 Agosto 2017

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FIALE Aldo - Presidente -

Dott. SOCCI Angelo M. - rel. Consigliere -

Dott. ANDREAZZA Gastone - Consigliere -

Dott. ACETO Aldo - Consigliere -

Dott. MENGONI Enrico - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

D.S.D., nato il (OMISSIS);

avverso l'ordinanza del 18/01/2016 della CORTE APPELLO di NAPOLI;

sentita la relazione svolta dal Consigliere ANGELO MATTEO SOCCI;

lette le conclusioni del PG, dott. Marilia Di Nardo: "Inammissibilità del ricorso".

Svolgimento del processo

1. La Corte di Appello di Napoli, con provvedimento del 13 agosto 2015 dichiarava l'inammissibilità dell'appello proposto nell'interesse di D.S.D., avverso la decisione del Tribunale di Nola del 2 febbraio 2011, che aveva assolto D.s. dal reato D.P.R. n. 380 del 2001, ex art. 44, con la restituzione dell'immobile in sequestro al Comune di Acerra, perchè non firmato dall'Avvocato P.A..

D.S. proponeva istanza di rimessione in termine, ai fini dell'impugnazione in appello della sentenza che aveva disposto la restituzione al Comune invece che al ricorrente, e la Corte di appello di Napoli con l'ordinanza del 18 gennaio 2016 rigettava l'istanza.

2. D.S.D. propone ricorso per Cassazione, personalmente, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1.

2. 1. Violazione di legge, art. 175 c.p.p..

Il difensore aveva consegnato a lui una copia firmata dell'atto di appello, e invece la segretaria di studio aveva depositato una copia non firmata nella cancelleria. Conseguentemente nessun addebito di negligenza poteva muoversi al ricorrente, che aveva ricevuto la copia firmata. L'istituto della remissione nei termini nasce per ovviare ad ipotesi in cui l'imputato non si sia potuto difendere, per cause non a lui imputabili.

Ha chiesto pertanto l'annullamento della decisione impugnata.

Motivi della decisione

3. il ricorso risulta inammissibile per manifesta infondatezza del motivo.

L'inesatto adempimento della prestazione professionale da parte del difensore di fiducia, a qualsiasi causa ascrivibile, non è idoneo a realizzare le ipotesi di caso fortuito o forza maggiore, che si concretano in forze impeditive non altrimenti vincibili, le quali legittimano la restituzione nel termine, poichè consistono in una falsa rappresentazione della realtà, superabile mediante la normale diligenza ed attenzione; nè può essere esclusa, in via presuntiva, la sussistenza di un onere dell'assistito di vigilare sull'esatta osservanza dell'incarico conferito, nei casi in cui il controllo sull'adempimento defensionale non sia impedito al comune cittadino da un complesso quadro normativo. (Nella specie, la S.C. ha escluso la possibilità di restituzione in termini per proporre impugnazione, non ravvisando caso fortuito o forza maggiore nell'omesso controllo del deposito della sentenza da parte del difensore di fiducia, e nella conseguente mancanta verifica del decorso del termine per impugnare). (Sez. 2, n. 48737 del 21/07/2016 - dep. 17/11/2016, Startari, Rv. 26843801; vedi anche Sez. 6, n. 18716 del 31/03/2016 - dep. 05/05/2016, Saracinelli, Rv. 26692601).

Inoltre "La restituzione nel termine è rimedio di natura eccezionale, il cui presupposto è che l'atto non sia stato compiuto, e non può trovare applicazione nella diversa ipotesi in cui nel compimento dell'atto si siano verificate delle irregolarità o delle nullità" (Sez. 4, n. 36470 del 19/07/2013 - dep. 05/09/2013, De Fazio, Rv. 25621001). Nel nostro caso infatti l'atto è stato compiuto, ma era senza sottoscrizione, quindi l'istituto eccezionale, della restituzione nel termine, non può trovare applicazione.

Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di Euro 2.000,00, e delle spese del procedimento, ex art. 616 c.p.p..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, il 4 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2017

Collabora con la Redazione

Vota l'articolo:
0 / 5 (0voti)

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter


Aggiungi al tuo sito i box con le notizie
Prendi il Codice





Sito ideato dall' Avvocato Andreani - Ordine degli Avvocati di Massa Carrara - Partita IVA: 00665830451
Pagina generata in 0.017 secondi