Cassazione civile Sez. V Ordinanza n. 2262 del 30/01/2018

Mercoledi 6 Giugno 2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi - Presidente -

Dott. DI STEFANO Pierluigi - Consigliere -

Dott. ABETE Luigi - Consigliere -

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe - Consigliere -

Dott. TEDESCO Giuseppe - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 7965/2010 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore pro tempore, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l'Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

- ricorrente -

contro

I.T.C. Industria Tecnica Colori s.r.l., rappresentata e difesa dall'avv. Giuseppe Piccione, con domicilio eletto in Roma, viale Giulio Cesare 151, presso lo studio dell'avv. Silvio Aliffi;

- controricorrente -

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia n. 83/07/09, depositata il 23 febbraio 2009;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 23 ottobre 2017 dal Consigliere Giuseppe Tedesco.

Svolgimento del processo

che:

- l'Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria provinciale della Sicilia (Ctr), di conferma della sentenza di primo grado, favorevole per la contribuente in relazione a un avviso di accertamento, con il quale furono rettificati per l'anno 1999 i ricavi dichiarati dall'impresa, con le conseguenti correzioni ai fini delle imposte sul reddito, Iva e Irap e applicazione delle relative sanzioni;

- precisamente l'avviso di accertamento determinava maggiori ricavi in applicazione della percentuale di ricarico sul costo del venduto del 141,17%, ridotta dapprima al 65,43% e poi in grado d'appello 61,76%, corrispondente alla percentuale dichiarata dalla società per l'anno 2009;

- il ricorso è proposto sulla base di cinque motivi, cui la contribuente ha reagito con controricorso.

Motivi della decisione

che:

- il primo motivo denuncia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, insufficienza della motivazione, là dove la Ctr ha ritenuto che l'Ufficio, per quanto riguarda la determinazione della percentuale di ricarico, aveva perpetuato nel corso del giudizio l'originario difetto di motivazione rinvenibile nell'avviso di accertamento;

- il motivo è fondato;

- la Ctr, nel censurare l'operato dell'Ufficio su questo punto, non ha considerato che la rettifica, così come infine proposta dall'Ufficio in grado d'appello, applicava la percentuale di ricarico nel 61,76% corrispondente a quella indicata dalla società nel medesimo anno di imposta oggetto di accertamento;

- diversamente tale corrispondenza è stata invece del tutto trascurata dalla Ctr, la cui decisione incorre per questo nel vizio denunciato con il motivo;

- il secondo motivo denuncia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione dell'art. 112 c.p.c., per avere la Ctr ravvisato ultra petita l'abusiva applicazione dell'accertamento induttivo D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39;

- la contribuente, nel replicare a tale ragione di censura, ha dedotto che la relativa eccezione fu invece proposta dalla società nell'iniziale ricorso, nel quale fu eccepita "la nullità dell'avvio di accertamento per violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, per gli accertamenti ai fini delle imposte dirette, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54per gli accertamenti ai fini Iva, per avere gli accertatori determinato i maggiori ricavi della società sulla base di presunzioni fondate su altre presunzioni e non supportate da violazioni gravi precise e concordanti";

- il motivo è fondato mentre non coglie nel segno la replica della società;

- infatti, l'impugnativa originariamente proposta contro l'avviso (così come riportata dalla società) non negava in via di principio la legittimità del metodo utilizzato per la rettifica, ma negava piuttosto la valenza presuntiva degli elementi addotti dall'Ufficio a sostegno dell'accertamento;

- il terzo motivo denuncia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, motivazione contraddittoria là dove la Ctr ritiene applicata la percentuale di ricarico del 141,17%, senza dare atto della riduzione operata in corso di causa;

- il motivo è fondato, esattamente per la ragione indicata dalla ricorrente;

- il quarto motivo denuncia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, ch'è ravvisata nel fatto che la Ctr ha annullato l'avviso di accertamento in quanto motivato per relationem al verbale della Guardia di Finanza, mentre tale tecnica di motivazione è invece pienamente legittima;

-il motivo è fondato;

-"In tema di atto amministrativo finale di imposizione tributaria, nella specie relativo ad avviso di rettifica di dichiarazione IVA da parte dell'Amministrazione finanziaria, la motivazione per relationem, con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell'esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima, per mancanza di autonoma valutazione da parte dell'Ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l'Ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio" (Cass. n. 21119/2011; conf. Cass. n. 8183/2011);

-il quinto motivo denuncia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione dell'art. 112 c.p.c., là dove la Ctr ha ritenuto che "non è dato conoscere, con riferimento alle successiva variazioni dei maggiori ricavi proposti l'importo delle imposte da pagare, relative sanzioni ed interessi di modo che non appaiono soddisfatte le prescrizioni contenute nelD.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 2 e quindi lo stesso avviso, anche a maggior ragione come successivamente modificato, non appare motivato";

- la ricorrente sostiene che Ctr ha deciso oltre i limiti della domanda fissati dall'originario ricorso della contribuente;

- la ricorrente ha replicato che la relativa questione non poteva essere proposta nel ricorso, posto che "quanto esposto nell'avviso di accertamento è stato variato dall'Ufficio in sede di controdeduzioni; ed è solo in tale sede che l'Ufficio modifica la percentuale di ricarico, ridetermina i ricavi e chiede al giudice di calcolare la relativa imposta. Pertanto, detta circostanza, che per ovvia ragioni non poteva essere eccepita in seno al ricorso introduttivo di primo rado, come lamentato da controparte, è stata tempestivamente rilevata dalla società ricorrente con memoria depositata il 26 marzo 2007 ed in seguito in seno alle controdeduzioni e appello incidentale del 26 agosto 2008";

- il motivo è fondato;

- la replica della contribuente rende ancora più manifesta la violazione dell'art. 112 c.p.c. da parte della Ctr;

- ne risulta infatti che l'avviso di accertamento è stato annullato non per un vizio originario del medesimo tempestivamente dedotto, ma a causa di un supposto difetto di attività dell'amministrazione incorso durante il giudizio tributario;

- secondo l'orientamento di questa Suprema corte "Poichè anche nel processo tributario le parti conservano la disponibilità dei diritti in contestazione, qualora l'Amministrazione finanziaria si avveda in corso di causa che è corretta e da accogliere una eccezione del contribuente relativa all'erroneo computo del credito d'imposta indicato nell'avviso impugnato, non per questo deve rinnovare l'intero procedimento amministrativo di accertamento, avendo il potere dovere di ridurre la domanda originaria. Tale riduzione della domanda, non equivalendo a diverso e autonomo accertamento in via di rettifica da parte dell'Amministrazione, è ammissibile anche se operata per la prima volta in grado d'appello, con conseguente dovere del giudice di valutare la pretesa fiscale residua" (Cass. n. 15413/2017; conf. n. 11265/2003);

- mutatis mutandis il medesimo principio è applicabile qualora, come nel caso di specie, l'Amministrazione, nell'ambito di una rettificQ, analitico-induttiva, abbia applicato, in corso di giudizio, una percentuale di ricarico inferiore rispetto a quella indicata nell'avviso di accertamento;

- il sesto motivo denuncia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, insufficienza della motivazione, là dove la Ctr ha censurato l'operato dell'amministrazione per avere posto a base della rettifica un valore di rimanenze iniziale per l'anno 1999 divergente da quello assunto per determinare le rimanenze finali del 1998;

- la Ctr non ha tenuto conto che ciò era stato fatto sulla base di documentazione extra contabile rinvenuta nei locali aziendali (riprodotta nel ricorso);

- il motivo è fondato esattamente per la ragione indicata dalla ricorrente, non essendovi nella sentenza alcun accenno alla documentazione extra contabile sulla quale il Fisco aveva basato la propria valutazione;

- non è superfluo ricordare che la documentazione extra contabile, secondo consolidata giurisprudenza, costituisce di per sè presunzione idonea a spostare sul contribuente l'onere della prova contraria (Cass. n. 25610/2006; conf. Cass. n. 24051/2011; Cass. n. 4080/2015);

- in conclusione, fondati tutti i motivi, il ricorso va accolto, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Sicilia in diversa composizione per nuovo esame e perchè provveda sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il ricorso; cassa la sentenza; rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sicilia in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2018

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