Cassazione civile Sez. VI - 2 Ordinanza n. 1844 del 25/01/2018

Martedi 13 Febbraio 2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale - Presidente -

Dott. ORILIA Lorenzo - Consigliere -

Dott. GIUSTI Alberto - Consigliere -

Dott. PICARONI Elisa - Consigliere -

Dott. SCALISI Antonino - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

ricorso 25990 - 2016 proposto da:

M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II 18, presso lo studio STUDIO GREZ & ASSOCIATI, rappresentato e difeso dall'avvocato ADRIANO CASELLATO;

- ricorrente -

contro

CASE & CO DI V.P.L.;

- intimata -

avverso la sentenza n. 1310/2016 della CORTE D'APPELLO di MILANO, depositata il 05/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 12/09/2017 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Il Collegio:

a) Preso atto che:

il Consigliere relatore Dott. Scalisi A. ha proposto che la controversia fosse trattata in Camera di Consiglio non partecipata della Sesta Sezione Civile di questa Corte, ritenendo il ricorso infondato perchè la censura si risolve nella richiesta di una nuova e diversa valutazione dei dati processuali non proponibile nel giudizio di cassazione.

La proposta del relatore è stata notificata alle parti.

b) Letti gli atti del procedimento di cui in epigrafe, dal quale risulta che:

M.M. con ricorso del 5 novembre del 2016 ha chiesto a questa Corte la cassazione della sentenza n. 1310 del 2016 con la quale la Corte di Appello di Milano riformava la sentenza n. 16456 del 2013 del Tribunale di Milano, che aveva accolto l'opposizione al decreto ingiuntivo, chiesto ed ottenuto da Case & Co di V.L. affermando che la mediazione era stata per intero svolta da un addetto dell'Agenzia Immobiliare, che non risultava iscritto all'albo dei mediatori e, dunque, non poteva essere riconosciuto alcun diritto alla provvigione.

Secondo la Corte di Appello di Milano, al contrario, l'attività di mediazione sarebbe stata svolta da un agente dell'Agenzia Immobiliare, regolarmente iscritto all'albo dei mediatori.

La cassazione della sentenza impugnata è stata chiesta per un motivo, articolato su due profili: per omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio che sono stati oggetto di discussione fra le parti (art. 360 c.p.c., n. 5). L'Agenzia Case & Co di V.P.L. in questa fase non ha svolto attività giudiziale.

Ritiene che il ricorso sia infondato per le seguenti ragioni:

1.= Secondo il ricorrente: a) la Corte distrettuale nel ritenere che l'attività di mediazione sia stata svolta da un agente dell'Agenzia Immobiliare iscritto all'albo dei mediatori non avrebbe considerato e valutato fatti specifici che, al contrario, dimostrerebbero che l'attività di mediazione, come ha ritenuto il Tribunale di Milano, era stata svolta da tal S. che non risultava iscritto all'albo dei mediatori. Infatti, il sig. S. è colui che ha contattato il sig. M. per proporre la vendita del bar pasticceria Gobbi, che ha accompagnato M. a visionare la sede del Bar pasticceria Gobbi, facendo firmare poi il foglio visita delle case & Co, ha dato al sig. M. tutte le informazioni inerenti l'affare, ha presenziato e partecipato alla stesura della prima proposta d'acquisto, nonchè all'incontro durante il quale sono state apportate le modifiche alla seconda versione della stessa.

b) Sostiene ancora il ricorrente che il sig. M.M., in entrambi i gradi di giudizio, aveva svolto domande subordinate finalizzate ad ottenere l'annullamento del contratto di mediazione per dolo (ai sensi dell'art. 1439 c.c.) o la risoluzione dello stesso per inadempimento del mediatore. E al fine di dimostrare l'infondatezza di tali domande il sig. M. aveva richiesto l'ammissione dei capitolati di prova Epperò, anche con riferimento a tali domande subordinate, la Corte distrettuale avrebbe, sempre secondo il ricorrente, del tutto omesso di prendere in considerazione i fatti allegati dalle parti ed in particolare le condotte tenute da Case & Co per il tramite del proprio mediatore non abilitato sig. S.G..

1.1. = Il motivo è infondato sotto entrambi i profili in cui si articola e, essenzialmente, perchè si risolve nella richiesta di una nuova e diversa valutazione dei dati processuali non proponibile nel giudizio di cassazione se, come nel caso in esame, la valutazione effettuata dalla Corte distrettuale non presenta vizi soggetti al sindacato di legittimità ai sensi dell'art. 360 c.p.c..

A) Nel caso in esame i fatti che, secondo il ricorrente, sarebbero stati trascurati, risultano, sia pure dalla succinta motivazione della sentenza, esaminati e valutati dalla Corte distrettuale. "(....) Da parte dell'Agenzia Case & Co viene riconosciuto unicamente che lo S. abbia fatto la segnalazione di un interesse da parte del M. all'acquisto dell'azienda pasticciera e che, successivamente, abbia accompagnato il M. ad un primo sopralluogo dei locali. Tra l'altro è pacifico che l'attività di accompagnatore per conto del mediatore è un'attività meramente ausiliaria (....) non risultando in alcun modo che lo S. abbia effettuato tutte le attività relative alla mediazione (.....) Il fatto poi che S. si sia mosso all'interno dell'attività dell'agenzia come risulterebbe dal biglietto da visita in cui il nome risulta collegato a quello dell'agenzia, nulla significa in ordine all'attività meramente ausiliaria a quella del mediatore svolta in concreto (...)".

Come appare del tutto evidente la Corte distrettuale ha ampiamente valutato l'attività e la posizione di S. e consapevolmente ha escluso che l'attività di mediazione oggetto del giudizio sia stata svolta da S.. Va qui tenuto presente che il compito di valutare le prove e di controllarne l'attendibilità e la concludenza - nonchè di individuare le fonti del proprio convincimento scegliendo tra le complessive risultanze del processo quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti - spetta in via esclusiva al giudice del merito; di conseguenza la deduzione con il ricorso per Cassazione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata, per omessa valutazione delle prove e/o di alcuni fatti, non conferisce al giudice di legittimità il potere di riesaminare il merito dell'intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, bensì la sola facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, restando escluso che le censure di omesso esame possano risolversi nella richiesta alla Corte di legittimità di una interpretazione delle risultanze processuali diversa da quella operata dal giudice di merito. Comunque va qui detto che anche se fossero stati dati per ammessi i capi di prova dedotti dal M., essi non avrebbero dimostrato un assunto contrario all'inquadramento dato dalla Corte cioè che S. era un collaboratore dell'agenzia, posto che in Agenzia si è svolta l'attività e gli stessi capi di prova fanno capire che nei passaggi fondamentali non era lui da solo ad operare ma altri soggetti. D'altra parte, la possibilità di avvalersi di ausiliari è normale e consentita e la Corte distrettuale l'ha ravvisata motivatamente.

B) Infondato è anche il secondo profilo del motivo in esame. Va qui premesso che, come è già stata detto da questa Corte (ex multis Cass. n. 23194 del 04/10/2017) qualora con il ricorso per cassazione siano denunciati la mancata ammissione di mezzi istruttori e vizi della sentenza derivanti dal rifiuto del giudice di merito di dare ingresso a mezzi istruttori ritualmente richiesti, il ricorrente ha l'onere di indicare specificamente i mezzi istruttori, trascrivendo le circostanze che costituiscono oggetto di prova, nonchè di dimostrare sia l'esistenza di un nesso eziologico tra l'omesso accoglimento dell'istanza e l'errore addebitato al giudice, sia che la pronuncia, senza quell'errore, sarebbe stata diversa, così da consentire al giudice di legittimità un controllo sulla decisività delle prove.

Ora, nel caso in esame, il ricorrente pur lamentando la non ammissione delle prove e la mancata valutazione di fatti allegati non chiarisce in che modo quelle prove e/o i fatti allegati avrebbero portato all'annullamento per dolo del contratto di mediazione e/o comunque ad una decisione assolutamente diversa da quella adottata. Il ricorrente non può pretendere che sia la Corte di Cassazione ad individuare quale sia il nesso logico giuridico che dalle prove mancate si possa giungere alla tesi sostenuta.

In definitiva, il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere al regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione posto che la parte intimata in questa fase non ha svolto attività giudiziale.

2.= Respinto il ricorso, e non essendovi luogo a provvedere sulle spese stante la carenza di difesa dell'intimato, occorre prendere in esame la istanza di liquidazione di onorari per patrocinio a spese dello Stato, relativamente alle spese ed onorari per il giudizio di legittimità avanzata dall'avv. Adriano Castellano direttamente al Collegio di questa Corte.

Va qui osservato che la L. n. 217 del 1990, art. 15 quattuordecies, inserito dalla L. n. 134 del 2001, art. 13, recante in rubrica "liquidazione dei compensi al difensore ed al consulente tecnico" (disposizioni interamente abrogate, ad effetto dall'1.7.2002, dal D.Lgs. n. 113 del 2002, art. 299) ha disciplinato - in via generale (e quindi anche con riguardo al gratuito patrocinio per le opposizioni ad espulsione di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 8) - il procedimento di liquidazione in discorso ed ha ragionevolmente previsto che, nel mentre alla liquidazione debba provvedere con decreto motivato I'A.G. che ha proceduto, al termine di ciascuna fase o grado di merito, per il giudizio di Cassazione debba procedere il giudice del rinvio, ovvero, quello che ha pronunciato la sentenza passata in giudicato.

La ragionevolezza della previsione di "delega" al giudice a quo (quello di rinvio, in caso di annullamento, o quello autore della sentenza impugnata, in caso di rigetto del ricorso) trova preciso conforto nel fatto che avverso il decreto di liquidazione è rettamente ammessa opposizione (art. 15 quattuordecies, commi 5-6-7) nelle forme della L. n. 794 del 1942 innanzi a Tribunale o Corte di Appello, opposizione, pertanto, impensabile avverso liquidazioni operate - per il relativo giudizio - dalla Corte di Cassazione. Entrato in vigore il complesso dei T.U. sulle spese di giustizia (nn. 113- 114- 115 del 30.5.2002), in linea generale si è disciplinata la liquidazione negli artt. 82-83-84-170 del testo legislativo (n. 113) e si è statuito all'art. 142 del medesimo decreto che, con riguardo alle liquidazioni di onorari a difensori e compensi ad ausiliari nei processi di opposizione ad espulsione D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 13, la liquidazione venga operata dal magistrato nei modi di cui agli artt. 82 ed 83 e, salva l'opposizione di cui all'articolo 84. Orbene, nell'art. 82 (relativo alla liquidazione degli onorari) non è riproposta la menzionata "ragionevole" previsione della competenza a liquidare il dovuto per il giudizio di cassazione già introdotta dalla L. n. 134 del 2001, art. 15quattuordecies, nel mentre, all'art. 83, relativo alla liquidazione delle spettanze dovute all'ausiliario o CTP, la previsione è formulata.

Pare al Collegio che l'anomalia della omissione de qua, assieme alla previsione esplicita di una ipotesi affatto irrealizzabile (compensi per l'attività di ausiliari e CTP svolta innanzi alla Corte di Cassazione), trovi spiegazione in una mera incompletezza nella riproposizione testuale nel Testo Unico della previsione unitaria del più volte citata la L. del 2001, art. 15 quattuordecies, e, cioè, nella presumibile erroneità nella collocazione della previsione (nell'art. 83 anzichè nell'art. 82) da parte di un Testo Unico che, come tale, ha notoriamente valore ricognitivo delle norme in vigore e che ricomprende, abrogandole.

E poichè al risultato di una interpretazione ragionevole e costituzionalmente corretta è ben possibile pervenire, attraverso una lettura unitaria degli artt. 82 ed 83 e ravvisando nella descritta previsione il frutto di un errore di collocazione intervenuto nella scomposizione della norma unica che il T.U. ha inteso riproporre, ne consegue che per la liquidazione degli onorari al difensore della parte ammessa a gratuito patrocinio maturati nel giudizio di Cassazione è onere dell'interessato proporre l'istanza al giudice di rinvio, ovvero, al giudice la cui pronunzia è medio tempore divenuta irrevocabile e che avverso la decisione è ammessa l'opposizione nelle forme dell'art. 170.

Pertanto la richiesta formulata, in questa sede, deve ritenersi inammissibile.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2018

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