Cassazione civile Sez. III Ordinanza n. 25831 del 31/10/2017

Mercoledi 29 Novembre 2017

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHIARINI Maria Margherita - Presidente -

Dott. FRASCA Raffaele - Consigliere -

Dott. ROSSETTI Marco - Consigliere -

Dott. POSITANO Gabriele - Consigliere -

Dott. D’ARRIGO Cosimo - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9707/2015 R.G. proposto da:

AISA Acque Irrigue Sant'Antonio s.r.l., in amministrazione straordinaria, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Umberto Ilardo e Andrea Libranti, con domicilio eletto in Roma, via Federico Cesi, n. 21, presso lo studio del primo;

- ricorrente -

contro

Comune di Acireale, in persona sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avv.ti Agata Senfett e Giovanni Calabretta, domiciliato ex lege presso la Cancelleria della Corte di cassazione;

S.A., rappresentato e difeso dall'avv. Giovanni Sapienza, con domicilio eletto in Roma, via Tacito, n. 90, presso lo studio dell'avv. Giuseppe Vaccaro;

G.A., rappresentato e difeso dall'avv. Giovanni Sapienza, con domicilio eletto in Roma, via Tacito, n. 90, presso lo studio dell'avv. Giuseppe Vaccaro;

C.A., rappresentato e difeso dall'avv. Rosario Patanè, con domicilio eletto in Roma, piazza Adriana, n. 15, presso lo studio dell'avv. Mario Menichelli;

Ca.An.Ma., rappresentata e difesa dall'avv. Francesco Barbagallo, domiciliata ex lege presso la Cancelleria della Corte di cassazione;

M.S., rappresentato e difeso dall'avv. Guido Bonaventura, con domicilio eletto in Roma, via della Balduina, n. 7, presso lo studio dell'avv. Carlo Pietropaolo;

P.A., rappresentato e difeso dagli avv.ti Salvatore Peluso e Lodovico Soresi, domiciliato ex lege presso la Cancelleria della Corte di cassazione;

R.S., rappresentato e difeso dagli avv.ti Salvatore Peluso e Lodovico Soresi, domiciliato ex lege presso la Cancelleria della Corte di cassazione;

- controricorrenti -

nonchè Fondiaria Sai s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore;

Italiana Assicurazioni s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore;

- intimati -

avverso la sentenza della Corte d'appello di Catania depositata il 19 marzo 2014;

Udita la relazione svolta in camera di consiglio dal Consigliere Cosimo D'Arrigo;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. PRATIS Pierfelice, che ha chiesto l'accoglimento del primo motivo di ricorso, con l'assorbimento del secondo;

letta la sentenza impugnata, che ha dichiarato estinto per inattività delle parti (tardiva riassunzione a seguito di interruzione) il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo proposto AISA Acque Irrigue Sant'Antonio s.r.l. nei confronti del Comune di Acireale, con chiamata in causa degli altri intimati;

letto il ricorso, i controricorsi e le memorie depositate ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., comma 1.

Svolgimento del processo

Trattandosi di una questione di rito, l'esposizione dei fatti è limitata alle sole vicende qui d'interesse.

All'udienza del 18 aprile 2012, fissata innanzi alla corte d'appello per la precisazione delle conclusioni, è stata dichiarata l'interruzione del processo per la morte dell'appellato F.P. (erede di F.C.).

Il ricorso in riassunzione veniva notificato a tutti gli appellati, ad eccezione di C.A., poichè il difensore domiciliatario avv. Antonino De Bartolo Quattrocchi era nel frattempo anch'egli deceduto, come da relata di notificazione del 21 dicembre 2012.

Con ordinanza resa all'udienza del 27 marzo 2013 il giudizio veniva quindi dichiarato nuovamente interrotto.

Su ricorso dell'AISA depositato il 26 giugno 2013, la corte d'appello fissava l'udienza del 6 novembre 2013 per la prosecuzione del giudizio. A tale udienza Ca.An.Ma. e M.S. eccepivano l'estinzione del giudizio per tardività del ricorso in riassunzione.

La corte d'appello, con la sentenza indicata in epigrafe, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, osservando che l'AISA aveva avuto notizia del decesso del procuratore del C. in data 21 dicembre 2012, ossia quando l'ufficiale giudiziario ha attestato la morte dell'avv. De Bartolo Quattrocchi in occasione della notificazione del precedente ricorso in riassunzione. A decorrere da tale data, il ricorso per la riassunzione depositato il 26 giugno 2013 è stato dichiarato tardivo.

Motivi della decisione

La questione dedotta con il primo motivo di ricorso concerne l'individuazione del dies a quo di decorrenza del termine semestrale (secondo quanto previstodall'art. 305 c.p.c., nella versione applicabile ratione temporis) per il deposito del ricorso per la riassunzione del giudizio dopo il decesso dell'avv. De Bartolo Quattrocchi.

In particolare, l'AISA deduce di aver avuto conoscenza di tale ulteriore causa interruttiva non in data 21 dicembre 2012 - come invece ritenuto dalla corte d'appello, che ha fatto riferimento alla relata di notificazione negativa - bensì successivamente al 28 dicembre 2012. Ciò in quanto il ricorso in riassunzione fu consegnato all'ufficiale giudiziario per la notificazione a dieci appellati e l'ultima delle notificazioni (quella a M.S.) si perfezionò solamente il 28 dicembre 2012, sicchè è certo che l'atto venne riconsegnato al notificante in data successiva. Di conseguenza il secondo ricorso in riassunzione - depositato il 26 giugno 2013 - sarebbe tempestivo.

Il motivo è fondato.

L'art. 305 c.p.c., è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui fa decorrere dalla data dell'interruzione del processo il termine per la sua prosecuzione o la sua riassunzione, anzichè dalla data in cui le parti ne abbiano avuto conoscenza (Corte costituzionale, Sentenza 15 dicembre 1967, n. 139, e Sentenza 6 luglio 1971, n. 159).

Alla luce della giurisprudenza costituzionale, anche questa Corte ha ripetutamente affermato che il termine perentorio per la prosecuzione del processo interrotto decorre dal giorno della conoscenza effettiva del fatto interruttivo (Sez. 2, Sentenza n. 3725 del 21/02/2006, Rv. 587820; v. da ultimo Sez. 3, Sentenza n. 27165 del 28/12/2016, Rv. 642345), senza che abbia alcuna efficacia, a tal fine, il momento nel quale venga adottato e conosciuto il provvedimento giudiziale dichiarativo dell'intervenuta interruzione, avente natura meramente ricognitiva (Sez. U, Sentenza n. 7443 del 20/03/2008, Rv. 602192).

Ciò posto, premesso che la notizia del decesso del difensore domiciliatario De Bartolo Quattrocchi è stata acquisita dall'ufficiale giudiziario al momento della notificazione del primo atto di riassunzione, si pone il dubbio se il termine perentorio previsto dall'art. 305 c.p.c., debba farsi decorrere dalla data di redazione della relata di notifica negativa o da quella in cui l'atto da notificare è stato restituito, correlato di tale notificazione negativa, all'AISA. Il principio dell'effettività della conoscenza della vicenda interruttiva impone di preferire la seconda soluzione.

Infatti, il notificante ha notizia di quanto attestato nella relata di notificazione solo nel momento in cui l'atto, completo della relata, gli viene restituito dall'ufficiale giudiziario.

Una diversa interpretazione determinerebbe un irragionevole sacrificio del diritto difesa, mediante la compressione del termine previsto dall'art. 305 c.p.c., che - in tal caso - verrebbe fatto decorrere non dall'effettiva conoscenza dell'evento interruttivo, ma da un momento anteriore in cui l'evento, ancorchè risultante dalla relata di notificazione, non è ancora noto all'interessato.

Deve quindi essere affermato il seguente principio di diritto: "qualora un evento con effetti interruttivi automatici del giudizio risulti dalla relata di notificazione di un atto giudiziario, la decorrenza del termine per depositare il ricorso per la riassunzione decorre dall'effettiva conoscenza dell'evento, che deve farsi risalire non alla data in cui è stata redatta la relata di notificazione, bensì da quella - eventualmente successiva - in cui l'atto giudiziario completo della relata di notificazione attestante l'evento interruttivo è stato restituito dall'ufficiale giudiziario al notificante".

Nella specie, l'ultima delle notificazioni si è perfezionata in data 28 dicembre 2012 e quindi la restituzione dell'atto all'AISA è certamente di pari data o successiva, con la conseguenza che il ricorso per la riassunzione del giudizio interrotto, depositato il 26 giugno 2013, è tempestivo rispetto al termine previstodall'art. 305 c.p.c., nella versione applicabile ratione temporis.

La corte d'appello ha quindi fatto erronea applicazione dell'art. 305 c.p.c., dichiarando indebitamente l'estinzione del giudizio.

In particolare, non coglie nel segno nessuno degli argomenti esposti nella sentenza impugnata:

- quanto all'efficacia automatica dell'evento interruttivo, perchè trascura di considerare che, ferma restando la nullità degli atti compiuti dopo il prodursi dell'interruzione del giudizio, anche per gli eventi che determinano effetti interruttivi automatici, il termine per la riassunzione decorre dall'effettiva conoscenza (Sez. 2, Sentenza n. 18351 del 31/07/2013, Rv. 627363);

- quanto al principio di certezza dei termini processuali, perchè la data di consegna dell'atto notificato (che, ad esempio, è indicata dall'art. 543 c.p.c., comma 4, come dies a quo per l'iscrizione a ruolo del pignoramento presso terzi) non è meno certa di quella in cui viene redatta la relata di notificazione, risultando quantomeno dai registri di passaggio interni;

- quanto al principio del giusto processo, che la corte territoriale assume sarebbe vulnerato da una diversa interpretazione, perchè semmai è vero il contrario, in quanto l'effettività del diritto di difesa postula che il termine previsto dall'art. 305 c.p.c., decorra dalla reale conoscenza dell'evento interruttivo, piuttosto che da un momento anteriore in cui l'interessato non può ancora aver avuto piena e formale conoscenza dell'evento medesimo;

- quanto alla "congruità" del termine di sei mesi (peraltro ora dimezzato) previsto dall'art. 305 c.p.c., perchè l'ampiezza del termine non può comunque giustificare la retrodatazione della decorrenza dello stesso a un momento anteriore alla effettiva conoscenza dell'evento interruttivo, essendo nella discrezionalità del legislatore la quantificazione dei termini perentori e dovendo, in ogni caso, l'interprete preferire la soluzione ermeneutica che ne garantisca l'integrale fruizione.

La sentenza impugnata va quindi cassata con rinvio alla C.A. di Catania alla (Ndr: testo originale non comprensibile) per le spese del presente giudizio.

L'accoglimento del primo motivo determina l'assorbimento del secondo.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo, cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte di appello di Catania in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 27 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2017

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