Cassazione civile Sez. VI - 3 Ordinanza n. 19907 del 27/07/2018

Venerdi 17 Agosto 2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide - Presidente -

Dott. ARMANO Uliana - Consigliere -

Dott. SESTINI Danilo - Consigliere -

Dott. SCARANO Luigi Alessandro - rel. Consigliere -

Dott. SCODITTI Enrico - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12913/2017 proposto da:

S.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CESARE BECCARLA 88, presso lo studio dell'avvocato ANDREA CALLEA, rappresentata e difesa dall'avvocato ANGELO FRANCVSCO CALLEA;

- ricorrente -

contro

CALABRA SOLVENTI DI P.D. & C. SAS, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato MARIETTA DI RANGO;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 336/2017 della CORTE D'APPELLO di CATANZARO, depositata il 09/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 08/05/2018 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARTANO.

Svolgimento del processo

La sig.ra S.R. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro n. 336/17.

Resiste con controricorso la società Calabria Solventi di P.D. & C. s.a.s..

Motivi della decisione

Va pregiudizialmente osservato che anteriormente all'udienza camerale la ricorrente ha in data 14/4/2018 depositato in Cancelleria dichiarazione di rinunzia al ricorso sottoscritta dal solo difensore con dichiarazione di relativa accettazione della controparte sottoscritta sia dal difensore che dalla parte, con richiesta di compensazione delle spese.

Diversamente da quanto sostenuto dal difensore nel suindicato atto, la procura rilasciatagli dalla parte in calce al ricorso non lo abilita espressamente e specificatamente (anche) a disporre del diritto in contesa mediante la rinunzia in oggetto.

Come questa Corte ha avuto modo di affermare, la legge non determina il contenuto necessario della procura, limitandosi a distinguere tra procura generale e speciale (art. 82 c.p.c., comma 2), e a stabilire che il difensore può compiere e ricevere, nell'interesse della parte, tutti gli atti del processo che dalla legge non sono ad essa espressamente riservati, mentre non può compiere atti che importano disposizione del diritto in contesa, se non ne ha ricevuto espressamente il potere (art. 84 c.p.c.).

Orbene, alla procura alle liti, in assenza di specifica regolamentazione, si applica la disciplina codicistica sulla rappresentanza e sul mandato, avente un carattere generale rispetto a quella processualistica (v. Cass., Sez. Un., 14/3/2016, n. 4909; Cass., Sez. Un., 4/5/2006, n. 10209; Cass., Sez. Un., 28/7/2005, n. 15783; Cass., Sez. Un., 6/8/2002, n. 11759), ivi compreso in particolare il principio generale posto all'art. 1708 c.c. secondo cui il mandato comprende tutti gli atti necessari al compimento dell'incarico conferito (v. Cass., Sez. Un., 14/3/2016, n. 4909; Cass., 18/4/2003, n. 6264; Cass., 4/4/1997, n. 2910; Cass., 6/3/1979, n. 1392).

Pertanto, pur in presenza di una procura ad litem di contenuto scarno e generico, si è riconosciuto il potere del difensore di modificare la condotta processuale in relazione agli sviluppi e agli orientamenti della causa nel senso ritenuto più rispondente agli interessi del proprio cliente (v. Cass., 4/2/2002, n. 1439; Cass., 3/7/1979, n. 3762), nonchè di compiere con effetto vincolante per la parte, tutti gli atti processuali non riservati espressamente alla stessa, come ad esempio consentire od opporsi alle prove avversarie e di rilevarne l'utilità, rinunziare a singole eccezioni o conclusioni, ridurre la domanda originaria e rinunziare a singoli capi della domanda, senza l'osservanza di forme rigorose (v. Cass., Sez. Un., 14/3/2016, n. 4909; Cass., 24/9/2013, n. 21848; Cass., 8/1/2002, n. 140; Cass., 10/4/1998, n. 3734).

Si è viceversa escluso che la procura alle liti come nella specie data al difensore con l'utilizzo di formule ampie e generiche (nella specie, "Conferisce procura speciale all'avv. Angelo Francesco Callea del Foro di Cosenza per rappresentarla e difenderla nel giudizio innanzi a Corte di Cassazione al fine di proporre ricorso per la cassazione della sentenza n. 336/2017 emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro il 28/02/2017, depositata in data 09/03/2017. Conferisce al predetto difensore ogni più ampio potere di legge") consenta a quest'ultimo di effettuare atti che importino disposizione del diritto in contesa, come transazione, confessione, rinunzia all'azione o all'intera pretesa azionata dall'attore nei confronti del convenuto, rinunzia agli atti del giudizio (v. Cass., Sez. Un., 14/3/2016, n. 4909; Cass., 17/12/2013, n. 28146; Cass., 5/7/1991, n. 7413; Cass., 28/10/1988, n. 5859; Cass., 7/1/1984, n. 99; Cass., 20/6/1978, n. 3033; Cass., 2/8/1977, n. 3396).

Tale atto denota peraltro la sopravvenuta carenza d'interesse al ricorso giacchè la dichiarazione di rinunzia che nel caso di specie, sia sprovvista dei requisiti di cui all'art. 390 c.p.c., comma 2, non è idonea a produrre l'effetto dell'estinzione del processo per avvenuta rinunzia ai sensi del combinato disposto dagli artt. 390 e 391 c.p.c., ma si palesa idonea a rivelare il sopravvenuto difetto d'interesse del ricorrente a proseguire il processo stesso e a determinare così la cessazione della materia del contendere (v. Cass., 15/01/2015, n. 963; Cass., 11/10/2013, n. 23161; Cass., 15/9/2008, n. 23685; Cass., 6/12/2004, n. 22806).

Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, con compensazione delle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

Così deciso in Roma, il 8 maggio 2018.

Depositato in Cancelleria il 27 luglio 2018

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