Semaforo acceso fuori orario? la multa e’ valida

Attraversare un incrocio con il semaforo rosso è sempre vietato, anche se l'impianto semaforico, in teoria, a quell'ora dovrebbe essere spento.

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con l’ordinanza 11768, pubblicata il 30 aprile 2026.

Giovedi 7 Maggio 2026

IL CASO

La vicenda approdata all’esame dei giudici della Suprema Corte origina da un'ordinanza prefettizia di ingiunzione con la quale si ordinava ad un automobilista il pagamento di una sanzione pecuniaria per aver violato l'art. 146, comma 3, del Codice della Strada.

L'automobilista aveva proseguito la marcia attraversando un incrocio nonostante il semaforo proiettasse luce rossa.

L'infrazione era stata accertata a mezzo di un apparecchio di rilevazione automatica gestito dalla Polizia Municipale del Comune.

Avverso il provvedimento sanzionatario, l'automobilista proponeva opposizione dinanzi al Giudice di Pace, il quale lo rigettava.

L'automobilista non si arrendeva e impugnava la decisione davanti al Tribunale.

Anche in secondo grado la sentenza gli era sfavorevole.

Il Tribunale, nel confermare la decisione del Giudice di Pace:

  1. riteneva che la documentazione fotografica prodotta dall’amministrazione costituisse prova idonea dell'infrazione e che l'appellante (l’automobilista) non avesse fornito alcuna prova circa la presenza di ostacoli che impedissero la visibilità delle lanterne semaforiche;

  2. respingeva, inoltre, le doglianze relative al funzionamento dell'apparecchio di rilevazione, considerandolo correttamente funzionante e regolarmente verificato. Giudicava, irrilevante un errore materiale nell'indicazione della matricola dello strumento nel verbale di contestazione.

Determinato a far valere la sua tesi, nonostante la soccombenza in entrambi i gradi di giudizio di merito, convinto delle proprie ragioni, l’automobilista proponeva ricorso per cassazione, deducendo tra i motivi del gravame, l’illegittimita’ dell’accertamento in quanto l'impianto semaforico era in funzione in una fascia oraria in cui, secondo il regolamento di attuazione del Codice della Strada (art. 169, D.P.R. n. 495/1992), avrebbe dovuto essere spento o a luce gialla lampeggiante. Lamentava la violazione e/o falsa applicazione del primo comma della predetta disposizione.

Secondo il ricorrente, la decisione dei giudici di merito era errata avendo considerato la violazione di tale norma — che disciplina i periodi di funzionamento degli impianti semaforici — come una mera irregolarità idonea a fondare, al più, una responsabilità dell'amministrazione, ma non a invalidare l'accertamento dell'illecito. Il ricorrente sosteneva, al contrario, che la legittimità dell'accertamento fosse subordinata alla prova, da parte dell'amministrazione, del rispetto dei periodi di funzionamento previsti per l'impianto.

In pratica, un'irregolarità commessa dall'amministrazione comunale nell'impostare gli orari di funzionamento dell'impianto avrebbe dovuto, secondo la tesi del ricorrente rendere nulla la sanzione.

LA DECISIONE

Il motivo del ricorso è stato ritenuto dalla Corte di Cassazione destituito di fondamento che lo hanno rigettato.

Nel decidere, gli Ermellini hanno richiamato un precedente arresto giurisprudenziale secondo il quale: “La questione del funzionamento del semaforo ad un'ora alla quale l'apparato doveva essere spento non rileva ai fini della violazione in questione, non essendo controverso che il semaforo era regolarmente in funzione. L'eventuale violazione della norma di cui all'articolo 169 del d.p.r. 1992 n. 495 (che prevede il periodo di funzionamento dell'impianto) può determinare semmai la responsabilità, sotto vari profili, dell'autorità amministrativa ma non già escludere l'illecito amministrativo dell'utente della strada”.

In sostanza e’ stato chiarito che che esistono due piani ben distinti e non sovrapponibili:

  1. la regolarità amministrativa che riguarda le norme che la Pubblica Amministrazione deve seguire, come la programmazione degli orari dei semafori.

  2. la sicurezza della circolazione che attiene al comportamento che ogni utente della strada deve tenere per garantire l'incolumità di tutti.

Secondo i giudici di legittimità, il secondo piano prevale nettamente sul primo. Un semaforo regolarmente in funzione, che proietta una luce rossa, crea una situazione di fatto che impone un obbligo di arresto assoluto e inderogabile.

La decisione si fonda sul "principio di affidamento": ogni guidatore deve poter confidare che gli altri utenti della strada rispettino la segnaletica visibile e funzionante. Ammettere che si possa ignorare un semaforo rosso basandosi su una presunta irregolarità burocratica creerebbe un precedente pericolosissimo, minando le fondamenta della sicurezza stradale.

Anche gli altri motivi del ricorso, come un banale errore sul numero di matricola dell'apparecchio o dubbi generici sul suo funzionamento (smentiti dai certificati di taratura e omologazione), sono stati respinti, rafforzando il messaggio che i formalismi non possono giustificare una condotta pericolosa.

In conclusione, di fronte a un semaforo rosso, non ci sono scuse. L'obbligo di fermarsi è assoluto e serve a proteggere la vita propria e altrui. Sperare di farla franca appellandosi a cavilli e irregolarità amministrative è una strategia destinata a fallire, perché per la legge italiana, la sicurezza stradale è un bene primario che non ammette deroghe.

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