Ancora un aumento per l'indice FOI. L'inflazione, sempre più aggressiva, sfonda il tetto del 4%. In rialzo i rendimenti di BOT e BTP.
| Venerdi 16 Ottobre 2026 |
L'indice Istat FOI del mese di settembre 2026 raggiunge il valore di 104,3 con un incremento dello 0,6% su base mensile e del 4% su base annua.
Ricordiamo che l'indice FOI è l'indice dei prezzi al consumo per Famiglie di Operai e Impiegati e va utilizzato per la rivalutazione annuale dei canoni di locazione, dell'assegno di mantenimento per il coniuge, delle pensioni, e in generale per tutte le rivalutazioni previste dalla legge.
Inoltre, a partire da gennaio 2026, l'Istat ha introdotto la nuova base di calcolo e pertanto l'indice FOI è ripartito dal valore 100. Per questo motivo gli indici attuali risultano più bassi in valore assoluto rispetto a quelli degli anni precedenti e quindi, per ottenere un indice omogeneo confrontabile nel tempo, bisogna utilizzare i coefficienti di raccordo pubblicati dall'Istat.
Secondo il comunicato dell'Istat l'inflazione balza al 4,2% (da +3,3% di agosto), a causa della crescita dei prezzi dei beni energetici (da +17,1% a +22,3%) e per l'ennesima volta i prezzi del settore alimentare mostrano una dinamica in accelerazione, dovuta interamente alla componente non lavorata (da +3,8% a +5,5%), che si riflette sul “carrello della spesa” (da +0,9% a +1,7%).
Precisiamo che la variazione percentuale dell'indice FOI, l'unica da utilizzare per rivalutazioni monetarie, può discostarsi leggermente dalla percentuale di inflazione comunicata dall'Istat che si basa invece sull'altro indice nazionale (NIC); in pratica sono due indicatori diversi che generalmente hanno lo stesso andamento al rialzo o al ribasso, ma solo il primo ha valore legale per gli adeguamenti monetari, mentre il secondo è una semplice stima della perdita del potere di acquisto medio a livello nazionale per famiglie, lavoratori, pensionati e imprese, ossia per tutta la collettività.
Le nuove percentuali da utilizzare per l'adeguamento annuale degli affitti, che vanno calcolate come variazione percentuale dell'indice rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, sono le seguenti:
Tabella riepilogativa (*):
| Indice generale FOI | 104,3 |
| Variazione percentuale rispetto al mese precedente | +0,6 |
| Variazione percentuale rispetto allo stesso mese dell'anno precedente | +4,0 |
| Variazione percentuale rispetto allo stesso mese di due anni precedenti |
+5,5 |
(*) Per un raffronto con i mesi precedenti consulta la tabella degli ultimi indici istat.
L'indice FOI di settembre sarà pubblicato dall'ISTAT il
17 novembre 2026.
In seguito alla pubblicazione del nuovo indice Istat abbiamo aggiornato come di consueto tutte le nostre applicazioni di calcolo che ne fanno uso.
Per le variazioni annuali Istat, come ad esempio l'adeguamento del canone di locazione, non bisogna calcolare la differenza degli indici ma è necessario determinare quanto è variato in percentuale l'indice FOI di quest'anno rispetto all'indice FOI dell'anno scorso, tenendo conto del coefficiente di raccordo per il cambio base.
Per approfondire il metodo di calcolo della variazione precentuale dell'indice consulta questa pagina.
Riportiamo di seguito tutte le nostre applicazioni che utilizzano l'indice Istat FOI:
L'Istat pubblica una stima provvisoria dei prezzi al consumo a fine mese e fornisce un'indicazione sull'andamento dell'indice NIC (indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività).
Ricordiamo che per tutte le rivalutazioni monetarie di legge, è obbligatorio fare riferimento esclusivamente all'indice FOI definitivo il cui valore ufficiale è pubblicato dell'Istat solo verso la metà del mese successivo a quello di riferimento; infatti, per poter calcolare la rivalutazione monetaria relativa al mese precedente, non va utilizzato il dato provvisorio del NIC ma bisogna sempre attendere qualche settimana in più per la pubblicazione dell'indice FOI.
L'aggiornamento dell'indice Istat FOI nelle nostre applicazioni avviene nello stesso giorno in cui l'Istat pubblica il valore dell'indice sul proprio sito istituzionale; il comunicato stampa è diffuso in mattinata e pubblicato sul sito istituzionale dell'Istat, generalmente dopo le 10.
Risultano tutti in rialzo i rendimenti dei principali titoli di Stato.
In particolare i BOT toccano quota 2,9% e il RENDISTATO raggiunge il 4%, con un aumento di quasi un punto percentuale rispetto a inizio anno.
Il rendistato è il rendimento medio lordo mensile dei BTP con vita residua superiore ad un anno quotati alla Borsa Italiana e si utilizza generalmente per il calcolo del maggior danno.
L'aumento dei rendimenti dei titoli riflette quanto sta accadendo a livello generale, non solo nel nostro Paese, e come conseguenza a breve termine vi sarà un'iniziale perdita di valore dei fondi di investimento obbligazionari che, trovandosi in portafoglio titoli con cedole più basse, tenderanno a liberarsene per far posto ai nuovi.
Per poter rinnovare il portafoglio, i fondi dovranno immettere sul mercato i titoli obbligazionari con cedole inferiori ad un prezzo più basso, semplicemente perché gli investitori sono attratti dai nuovi titoli più redditizi. Ed è proprio il prezzo di vendita più basso dei vecchi titoli che ne fa scendere il valore di mercato, con la conseguente perdita di valore delle quote del fondo di investimento.
Il valore delle quote dei fondi obbligazionari tuttavia tenderà a recuperare il terreno perduto, proprio grazie ai maggiori rendimenti dei nuovi titoli in portafoglio.
Rispetto al passato però, si affaccia all'orizzonte un'incognita da non sottovalutare, ossia l'enorme offerta di obbligazioni da parte dei colossi dell'IA che devono finanziare in breve tempo enormi progetti per centinaia di miliardi di dollari. Questi nuovi titoli potrebbero entrare in competizione sul mercato globale proprio con i titoli di Stato, anche quelli dei Paesi più solidi economicamente, e causare una ulteriore corsa al rialzo dei rendimenti.
Nel mese di settembre 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,7% e una tendenziale a +4,2% (da +3,3% di agosto), confermando la stima preliminare.
L’accelerazione dell’inflazione è dovuta perlopiù all’andamento dei prezzi degli Energetici, sia regolamentati (da +18,6% a +25,8%) sia non regolamentati (da +17,0% a +22,5%), e degli Alimentari non lavorati (da +3,8% a +5,5%); crescono a ritmo più sostenuto anche i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +2,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,8% a +1,6%).
A settembre l’“inflazione di fondo”, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale (da +1,5% a +1,6%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,7% a +2,0%).
L’aumento del ritmo di crescita dei prezzi dei Beni (da +4,1% a +5,4%) è più marcato di quello dei Servizi (da +2,4% a +2,6%). Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si amplia, passando da -1,7 a -2,8 punti percentuali.
Si accentua la crescita tendenziale sia dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +0,9% a +1,5%) sia di quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,3% a +5,2%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette l’aumento dei prezzi degli Energetici regolamentati (+5,8%) e non regolamentati (+4,6%), degli Alimentari non lavorati (+2,2%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%) e dei Beni durevoli (+0,4%). Diminuiscono su base mensile i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-2,5%) e quelli degli Alimentari lavorati (-0,6%).
L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +3,1% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +2,1% su base mensile, per effetto della fine dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +4,2% su base annua (da +3,2% del mese precedente); la stima preliminare era +4,1%.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale di +0,6% e una tendenziale di +4,0%.
Nel terzo trimestre 2026 i prezzi al consumo, misurati dall’IPCA, evidenziano un aumento più marcato per le famiglie con bassi livelli di spesa (+4,4%), rispetto a quelle con i livelli più alti (+2,9%).