Perizia di parte giurata: senza testimonianza del perito è solo un indizio e non prova il danno

A cura della Redazione.

La Corte d'Appello di Messina nella sentenza n. 727/2026 ha stabilito che la perizia stragiudiziale, anche se giurata, non ha efficacia probatoria diretta ma solo valore indiziario; senza l'escussione del perito come testimone non prova il danno, non attiva la non contestazione e non giustifica una CTU esplorativa.

Mercoledi 14 Ottobre 2026

La decisione offre un chiarimento utile sul rapporto tra perizia stragiudiziale giurata e onere della prova: il giuramento del tecnico non trasforma l'elaborato in prova precostituita, e la parte che intende servirsene deve chiedere l'escussione del perito come testimone.

Il caso

Tizia, coerede insieme a due fratelli di alcuni immobili ad uso produttivo edificati dalla madre, agiva con ricorso ex art. 702 bis c.p.c. contro il fratello Caio. Sosteneva che questi avesse detenuto i beni in comodato dal 1977, anche dopo la morte della madre, e che, restituitane una parte nel 2014, li avesse riconsegnati in stato di grave degrado per uso eccedente il normale e omessa manutenzione. Il danno, a suo dire, aveva ridotto il valore dei cespiti con riflesso sull'asse ereditario e sulla propria quota. A sostegno produceva una perizia stragiudiziale giurata e chiedeva in subordine una CTU per accertare e quantificare il pregiudizio.

Caio eccepiva la litispendenza rispetto al giudizio di divisione ereditaria pendente dal 2009 e, nel merito, contestava l'esistenza del comodato (gli immobili sarebbero stati usati dal padre per la propria attività), la sussistenza del degrado e dei danni, osservando che nel giudizio divisionale il CTU non aveva rilevato alcun deterioramento. Tizia non compariva all'interrogatorio formale ammesso.

La decisione di primo grado

  • Il Tribunale rigettava la domanda, condannando l'attrice alle spese.
  • Rilevava la mancata comparizione all'interrogatorio formale, la carenza di allegazione e prova specifica dei danni e l'irrilevanza della perizia giurata, non confermata nel corso della causa.

I motivi d'appello

Tizia impugnava la sentenza sostenendo che:

  • lo stato di degrado era stato indicato e provato con la perizia giurata, le cui affermazioni non sarebbero state specificamente contestate dalla controparte;
  • aveva più volte chiesto la CTU;
  • la conferma testimoniale del tecnico non sarebbe necessaria quando la perizia è già giurata, poiché ribadirne il contenuto con un nuovo giuramento sarebbe privo di senso.

Le ragioni della Corte

La Corte d'Appello ha giudicato il gravame infondato, articolando il ragionamento su più piani.

  • Presupposti sostanziali non provati. L'attrice non aveva dimostrato né chiesto di dimostrare il comodato (con i correlati obblighi di custodia e conservazione ex art. 1804 c.c.), né le condizioni degli immobili all'inizio della detenzione, né l'uso improprio. Circostanze essenziali anche alla luce dell'art. 1806 c.c., secondo cui "Se la cosa si deteriora per solo effetto dell'uso per cui è stata consegnata e senza colpa del comodatario, questi non risponde del deterioramento".
  • Valore della perizia giurata. Richiamando la giurisprudenza di legittimità, la Corte ha ricordato che l'ordinamento non consente di precostituire fuori dal giudizio un mezzo di prova di tale natura: la perizia giurata depositata unilateralmente non ha efficacia probatoria diretta sui fatti accertati dal tecnico e vale come un qualsiasi documento proveniente da un terzo, cioè come indizio rimesso al prudente apprezzamento del giudice. Il giuramento, dunque, non ne muta la natura.
  • La via per dare valore alla perizia. La parte può avvalersi della prova testimoniale per attestare le circostanze riportate nell'elaborato: se il tecnico le conferma come testimone, esse possono acquisire valore probatorio e il giudice deve pronunciarsi. Nel caso concreto l'attrice non aveva chiesto di escutere il perito, sicché l'elaborato (comprese le fotografie, scattate in luogo incerto e prive di data) restava un mero indizio, insufficiente in assenza di altri elementi.
  • Esclusa la non contestazione. Le conclusioni di una perizia stragiudiziale non sono un fatto giuridico suscettibile di prova, ma un elemento indiziario: non possono quindi essere oggetto del principio di non contestazione ex art. 115 c.p.c. In ogni caso, il convenuto aveva contestato specificamente tutte le circostanze dedotte, rapporto di comodato, uso improprio e danni.
  • La CTU non è un mezzo di prova. La consulenza d'ufficio serve ad assistere il giudice nella valutazione di elementi già acquisiti e non può esonerare la parte dall'onere probatorio: è legittimamente negata quando mira a supplire a carenze di allegazione o di offerta di prova o ad una indagine esplorativa.

Rilevato che le altre censure erano assorbite da queste carenze, la Corte ha prescindito dal comportamento processuale dell'attrice e dall'effetto della mancata comparizione all'interrogatorio.

Il principio di diritto

La perizia stragiudiziale, anche se giurata, depositata unilateralmente da una parte non possiede efficacia probatoria diretta rispetto ai fatti che il tecnico dichiara di aver accertato, perché non è possibile precostituire fuori dal processo un mezzo di prova di tale natura: essa costituisce solo un indizio, la cui valutazione è rimessa al prudente apprezzamento del giudice. Le sue conclusioni non possono formare oggetto del principio di non contestazione ex art. 115 c.p.c. e acquistano valore probatorio solo se le circostanze riportate sono confermate dal perito in qualità di testimone. La CTU, inoltre, non può essere disposta per colmare le carenze di allegazione e di prova della parte.

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