Adolescenti armati in classe: le True Crime Community

L’ennesimo episodio inquietante avvenuto a scuola ha suscitato molte preoccupazioni nell’Opinione Pubblica non per quanto avvenuto ma sulla natura ed origine di un nuovo fenomeno delittuoso legato all’utilizzo dei Social da parte dei minori.

Lunedi 28 Settembre 2026

Il fatto è accaduto a Roma, in una scuola media di Centocelle.

Uno studente di soli 13 anni è entrato a scuola con due coltelli e uno spray urticante che ha spruzzato sul volto della sua insegnante e l’ha colpita con i coltelli causandole varie lesioni.

A fermarlo è stato un compagno di classe dell’autore del folle gesto.

Inoltre, prima dell’aggressione alla malcapitata docente, lo studente ha preparato anche un telefono per riprendere la scena ed assicurarne la visibilità sui social ad altri ignori interlocutori che lo avrebbero istigato a compiere il vile gesto.

Quello che fa riflettere, tuttavia, è proprio quel video girato in quei gravi momenti a rendere questa storia diversa da una semplice esplosione di violenza scolastica, come se ne registrano in altri casi di cronaca e quello similare che è avvenuto a San Vito Lo Capo in Sicilia e a Trescore B.

  • Le ragioni di diffondere il video sui Social

Come ha affermato S. Gaudio, Psichiatra, sulle pagine de Il Domani del 20 settembre, adesso non basta più chiedersi perché un tredicenne possa arrivare ad aggredire un’insegnante.

Occorre chiedersi anche il perché tutto è avvenuto nel momento in cui l’immagine di un gesto cruento del genere potesse riguardare anche qualcuno che lo guardava sui Social, il che costituisce, invero, un motivo che preoccupa più della gravità del gesto emulatorio che riguarda un minore tredicenne non imputabile.

Per molto tempo si è ritenuto che i Social fossero un luogo nel quale raccontare ciò che accade nella vita reale di ciascuno e familiarizzare con altri coetanei su interessi comuni del minore.

Si trattava di un modo di comunicare tra giovani e giovanissimi a volte per rompere l’isolamento e cogliere spunti di riflessione anche a distanza oltre ad intavolare nuove amicizie attraverso l’uso del PC.

Afferma il Prof Gaudio, che “oggi il confine è divenuto meno netto e più evoluto perché qualcosa può essere fatto solo per essere mostrata e condivisa con ignoti interlocutori di età diverse suscitandone un morboso interesse quando si tratta di violenza”.

Tuttavia, secondo lo studioso, questo non significa che i Social producano automaticamente violenza (come al contrario é stato affermato dalla stessa UE in un recente documento approvato per tutelare proprio i minori dall’uso smodato dei cellulari) perché sarebbe una conclusione semplice quanto scientificamente infondata.

Significa, piuttosto, che la visibilità del gesto, l’approvazione di altri coetanei e non e la ricerca di un riconoscimento di quanto avvenuto e documentato in video, possono attrarre l’attenzione per il modo in cui un comportamento violento viene immaginato e rappresentato a beneficio dei Social.

E aggiunge. Alcuni studiosi (come Sherman e colleghi) già nel 2016 hanno dimostrato sperimentalmente quanto possa contare la visione digitale degli altri durante l’adolescenza.

I ragazzi erano già propensi ad apprezzare fotografie che apparivano sullo schermo, accompagnandole con molti “like”, mentre adesso questo effetto si verifica anche davanti a immagini e video che rappresentano comportamenti rischiosi e/o violenti benché questo non giustifichi, naturalmente, che un like possa trasformarsi in un’aggressione.

Tuttavia, potrebbe significare anche che, nell’adolescenza, il giudizio degli altri può modificare il valore attribuito a ciò che si osserva e si fa.

In tale direzione, una recente revisione di 44 studi condotti in 19 paesi, su oltre 90.000 adolescenti, invita ad evitare spiegazioni lineari.

Il rapporto tra uso dei Social e la crescente aggressività da parte dei minori appare mediato da variabili differenti: uso problematico, ricerca di attenzione, comportamenti digitali a rischio, ma anche caratteristiche individuali, familiari e ambientali (come affermato da Giannakopoulos & Prassou nel 2025).

Non esiste dunque una linea retta che dallo smartphone conduce alla violenza. Il punto è un altro.

Nell’adolescenza contemporanea anche la trasgressione può diventare oggetto di rappresentazione di comportamenti discutibili, violenti ed asociali di cui farsi vanto sui Social.

Il gesto non deve soltanto accadere ma pensato per essere visto daal maggior numero di persone.

Tuttavia, sul punto, va rilevato che in questo contesto, la scuola è divenuta un bersaglio ma non l’unico, basti pensare alla violenza contro le coetanee sl di fuori della scuola, filmata o fotografata per essere mostrata sui Social come una sorta di trofeo per l’odiosa aggressione e così raccogliere il consenso di altri soggetti coinvolti, amici e ignoti voyeurs.

Inoltre, sarebbe utile evitare che la violenza nichilista e la meccanica della emulazione divenga un errore mentre occorrerebbe trasformare un fatto di cronaca in una diagnosi a distanza del comportamento tenuto dal minore benché, afferma Gaudio, che di questo studente romano si sa troppo poco per attribuirgli un disturbo psichiatrico o una particolare personalità posto che on comportamento così grave richiede di conoscere la storia individuale, familiare, scolastica, relazionale e anche digitale.

Nondimeno, spiegare l’accaduto non significa giustificare ma occorre ricercare quei passaggi che potrebbero consentirci di riconoscere prima il rischio e prevenire astri episodi similari. (!!)

Forse è questo l’aspetto più inquietante della vicenda: non soltanto che un tredicenne abbia portato dei coltelli a scuola, ma che la violenza possa essere immaginata anche come contenuto e videofilmarla come una prova reale di quanti posto in essere contra legem.

La scuola, peraltro, ci consegna in questa vicenda anche un’immagine opposta perché l’aggressore è stato fermato da un compagno di classe.

Si tratta di un dettaglio importante che denota che: i coetanei non sono soltanto spettatori o possibili amplificatori di un comportamento violento ed asociale ma possono essere anche un argine importante.

In definitiva, conclude Gaudio, non serve una nuova guerra contro i cellulari ai minori, come si afferma da più parti, perché basta uno schermo di un PC per trasformare una persona in un’immagine cruenta di una violenza da emulare bensì cercare quei passaggi che potrebbero consen- tirci di riconoscere prima il rischio e prevenire altri episodi.

  • Le True Crime Community

Invero, la Polizia ritiene che il minore sia stato istigato da una Comunità “TRUE CRIME” offrendo una chiave di lettura dell’episodio romano. Secondo il Capo della Polizia Postale “Si tratta, in prevalenza di maschi con difficoltà a relazionarsi con i genitori e l’altro sesso”. I primi contatti avvengono sulle piattaforme di gaming e vengono seguiti dalla condivisione di video violenti su Telegram”.

Prima di Centocelle un analogo episodio era accaduto a Trescore Balneario e prima ancora a San Vito Lo Capo, come innanzi ricordato.

Ne deriva che, ad ogni latitudine, ci sono giovanissimi che vivono in Rete intossicati da contenuti ad alto tasso di violenza e qualcuno di loro all’improvviso esplode contro la prima figura che vede come espressione della lstituzione ossia il professore che diviene la Vittima per un semplice voto in condotta.

Tre casi analoghi in sei mesi non possono essere una casualità. Soprattutto per le modalità e i particolari che tornano: il casco, il selfie allo specchio, le scritte sulle magliette, il countdown che anticipa l’aggressione a cui si aggiunge l’uso del cellulare per filmare un’azione da condividere sui social.

Troppo per parlare di semplice disagio giovanile mentre “siamo di fronte a qualcosa di più allarmante in cui ormai ragazzi dai 12 ai 16 anni aderiscono a gruppi che esaltano la violenza e a volte la esercitano nell’ambiente primario a quell’età, la scuola”, come afferma A. Sciacca sulle pagine del Cds (v. Le comunità True Crime e gli adepti adolescenti: le chat che trasformano i più fragili in violenti del.20 settembre 2026).

Ne consegue che l'aggressione della Professoressa romana rischia di essere la conferma di una tendenza con una serie di punti ormai costanti.

Si tratta di attacchi commessi da minorenni con l’uso frequente di lame (l'arma più facile da ottenere) contro gli insegnanti o altre persone considerate dei bersagli da colpire.

Il ricorso a video e telefonini serve per filmare il gesto in diretta, annunciarlo, trasformarlo in un messaggio da diffondere in Rete e farsene un vanto.

In altri Paesi Europei e negli USA, anche nelle scorse settimane, ci sono stati episodi similari dove, invece, l'assalitore era dotato di armi da fuoco e il bilancio è stato molto più grave.

Inoltre, negli ultimi tempi, si registra la crescita ovunque dei seguaci del c.d. “TRUE CRIME” tra i ragazzi che “adorano» violenze, torture, sangue e sono spinti a commettere reati mentre altri vengono indotti al suicidio”.

Il disagio, le debolezze, le situazioni familiari ma anche il «vuoto» diventano dei varchi attraverso i quali sono agganciati e poi manipolati.

È un fenomeno, ormai, divenuto globale, transnazionale, con contatti attraverso il web tra gli adepti delle Community. ed oggi sono talmente numerosi che i servizi di sicurezza occidentali non escludono che possano essere usati da apparati ostili per attentati con matrice politica.

È stato notato in numerose indagini in Occidente come certi adolescenti seguano un percorso simile alla «radicalizzazione» di un aspirante jihadista o di un neonazista, con una incubazione piuttosto breve favorita dall’ambiente «digitale» frequentato.

Può esserci una Comunità ridotta di individui che condividono certe scelte ma anche un network esteso con ramificazioni sorprendenti.

Naturalmente non tutti i protagonisti sono uguali ed equiparabili, esiste una gradazione di comportamenti, mutano i target e gli effetti.

Molto dipende dall’età e dal carattere del singolo o dalle circostanze sebbene ci siano degli elementi che si ripetono.

Stiamo assistendo, dunque, alla nascita rapida di una sorta di “terrorismo personale”, che contempla un insieme di lupi solitari che alla fine diventano idealmente un branco pericoloso per la Società.

Inoltre, esso costituisce un fenomeno ancora più complesso da affrontare rispetto al terrorismo dei professionisti perché si sviluppa in un ambito ristretto, casalingo, non di rado impenetrabile per poi esplodere in modo letale e quando ci si accorge del pericolo è ormai troppo tardi.

Va sottolineato, comunque, che si tratta, nella maggior parte dei casi di giovanissimi di tutto il Mondo e ossessionati da stragisti, di cui alcuni scelgono di imitare i propri «beniamini» copiando l'estetica e il modus operandi dell'attacco e così emularlo o cercando di farlo.Non c’è fan più grande di quello che riesce a ripercorrere le orme del proprio idolo, ma quando l’idolo è un serial killer o un terrorista, la passio ne o, meglio, l’ossessione si trasforma in qualcosa di inquietante. per la Società (!!)

Ma cosa sono le cd TRUE CRIME COMMUNITY?

Come afferma A. Frigo, docente di UniPD, “Con questa espressione si indicano gruppi online, canali social, forum e chat dedicati al racconto e alla discussione di delitti, omicidi e casi giudiziari reali.

Il fenomeno nasce come interesse per la cronaca nera e per l'analisi investigativa, alimentato da podcast, serie televisive e documentari. Ma negli ultimi anni alcune aree più estreme del web hanno trasformato il racconto del crimine in una forma di intrattenimento sempre più spettacolarizzata. Nelle community più problematiche non ci si limita a commentare i fatti. Alcuni utenti finiscono per idolatrare autori di reati, condividere video violenti, diffondere manifesti personali degli aggressori o cercare notorietà attraverso gesti imitativi”.

Per tale ragione gli esperti parlano di "effetto emulazione" nella convin-zione che un atto estremo possa garantire attenzione, visibilità e ricono-scimento allo interno di determinate cerchie digitali.

Pertanto, a voler sintetizzare si tratta di un gruppo internazionale di appassionati che si definiscono “fan” del TRUE CRIME, senza un leader né una vera e propria struttura, che si ritrovano online per condividere questa malsana ossessione con video celebrativi dei propri beniamini.

E' ignota la loro età, ma con molta probabilità si tratta sempre di giovanissimi che si precipitano nei commenti per chiedere dove poter assistere in diretta alla violenza del giorno.

E si tratta, come innanzi ricordato, di centinaia di utenti attirati dal crimine sul web che, una volta banditi dalle piattaforme, restano a disposizione di altri giovani che sanno dove cercarli.

Questa sarebbe la stessa ossessione che sembra aver contagiato anche il giovane studente romano ma, in precedenza, anche quello che ha provato ad accoltellare un docente a San Vito Lo Capo poiché le Community potrebbero aver scoperto il profilo del giovane utente tramite gli hashttag noti a chi già si interessa a questi argomenti.

Gli investigatori della città trapanese non hanno escluso la possibilità che potesse trattarsi di una «challenge», ossia una sfida estrema lanciata sui social per dimostrare il proprio coraggio agli occhi dei coetanei.

Ma a segnalare la presunta appartenenza alla TRUE CRIME COMMUNITY, che gli esperti fanno rientrare nel cd «estremismo violento nichilista», c’è anche l’insieme di scritte che lui stesso aveva disegnato con un pennarello bianco sull’elmetto e sui due coltelli, che traboccano di espressioni usate per farsi riconoscere come parte del gruppo. Sul casco compaiono i nomi di chi prima di lui ha impugnato un coltello per uccidere. Compare persino il cognome del tredicenne che ha accoltellato un insegnante a Trescore Balneario, del quale il giovane studente trapanese ha imitato l’equipaggiamento, il modus operandi e anche il tentativo di trasmettere in diretta video

In definitiva il TRUE CRIME esprime il culto della violenza che affascina i giovani con in coltello portato in classe, uno smartphone acceso e la volontà di trasformare un gesto violento in un contenuto da condividere sui Social ed è, di fatto, un nuovo fenomeno criminoso che va fermato ad ogni costo prima che degeneri ancora peggio.

  • Conclusioni

San Vito Lo Capo Trescore Balneario e Centocelle, sono tre episodi che hanno sconvolto l'opinione pubblica presentano un elemento comune: la presenza della telecamera nel momento dell'aggressione.

Un dettaglio che sposta l'attenzione oltre il singolo fatto di cronaca e porta dentro un universo digitale fatto di Community, contenuti discu- tibili e dinamiche di emulazione della violenza che preoccupano sempre più educatori e investigatori.

Non solo cronaca nera, dunque, ma un fenomeno che ancora una volta ci fa interrogare sul ruolo dei social, dove il confine tra racconto del crimine, ricerca di notorietà e spettacolarizzazione della violenza appare sempre più sottile.

Trasmettere sulle piattaforme di Telegram o Discord permette all’aspirante stragista di farsi conoscere.

"Alcuni fan della Tcc si spingono oltre e compiono atti di violenza", si legge in un approfondimento dell’Institute for Strategic Dialogue, think tank specializzato in terrorismo ed estremismo, "per dare sfogo alle proprie frustrazioni, per rendere omaggio agli assassini preferiti, per guadagnare notorietà nella comunità".

Nonostante quanto esposto, nella tragedia sfiorata a Centocelle colpisce la dichiarazione resa dalla professoressa accoltellata dal tredicenne che per tutta l’estate ha covato l’odio nei suoi confronti per due debiti in italiano e storia, come afferma E. Serra sulle pagine del CdS.

Ci si domanda “Qual è il senso del messaggio pedagogico di un perdono così repentino, senza che l’adolescente abbia ancora preso coscienza di quello che ha fatto, della gravità del gesto premeditato da settimane, dell’enormità del caschetto con la telecamera sulla testa, per scimmiottare gli stragisti americani nei campus?”

In questa confusione di ruoli si perde di vista il fatto che ogni azione ha una conseguenza, di cui bisogna assumersi la responsabilità ad ogni età, come insegna la cd Legge Caivano

Questa cosa si impara in famiglia e a scuola, dove l’architrave della convivenza si fonda su una equazione intramontabile: se sbaglio, chiedo scusa. E il perdono, certo, è la naturale conseguenza che non è tuttavia scontata perché attiene alla sensibilità e alla coscienza individuale.

I Genitori del ragazzo hanno rivolto scuse formali all’insegnante, il che non significa non avere il dovere del minore di fare ammenda di un grave errore e di lasciarselo alle spalle, soprattutto se commesso in un’età così immatura e confusa come l’adolescenza nei casi ormai ricorrenti innanzi analizzati.

A tanto non deve mancare un doveroso e rapido intervento dello Stato che non può ignorare il pericolo sotteso a tali episodi e provvedere ad evitarlo prima che sia troppo tardi, superando ogni distinzione politica ed un buonismo che non trova alcuna giustificazione.


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