Smartphone e ricariche: le spese di mantenimento dei figli

Di Maria Teresa Federico.

Riflessione sulla gestione delle spese relativa alla ricarica telefonica dei figli in regime di separazione e/o divorzio

Venerdi 19 Giugno 2026

Fino a qualche decennio fa, possedere un telefono cellulare era considerato un lusso o, per un minorenne, un capriccio eccezionale. Oggi lo smartphone è a tutti gli effetti uno strumento indispensabile per la quotidianità di un adolescente: serve per lo studio, per la socializzazione e, non da ultimo, per garantire la reperibilità e il contatto costante con i genitori stessi.

Questa evoluzione tecnologica e sociale ha avuto un impatto diretto anche nelle aule di tribunale, costringendo la giurisprudenza a ridefinire i confini tra ciò che è "ordinario" e ciò che è "straordinario" nel mantenimento dei figli di coppie separate. La ricarica del cellulare è l’esempio perfetto di questa metamorfosi giuridica.

Il nodo giuridico: perché la ricarica è una spesa ordinaria? Nel silenzio della legge, che non può catalogare ogni singola micro-spesa quotidiana, i criteri stabiliti dalla Corte di Cassazione e recepiti dai Protocolli dei Tribunali italiani sono chiari. Come chiarito dalla Suprema Corte (Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza n. 1070/2018), i requisiti fondamentali per definire l'ordinarietà di una spesa sono la sua prevedibilità e la sua regolarità. Questa pronuncia fissa infatti i princìpi cardine sulla distinzione tra spese ordinarie e straordinarie, delineando i doveri di concertazione tra i genitori separati.

Più di recente, la giurisprudenza di legittimità ha ulteriormente precisato che le spese "routinarie" — ossia quelle destinate a bisogni certi, stabili e costanti — non richiedono alcun accordo preventivo, proprio perché già coperte dall'assegno di mantenimento mensile. Come ben sappiamo oggi i ragazzi non utilizzano più le vecchie schede a consumo, ma piani tariffari con canoni mensili fissi e flat (es. 10 o 15 euro al mese per giga e minuti). Essendo un costo fisso, prevedibile e ormai legato a un bisogno primario di comunicazione, la ricarica telefonica ordinaria rientra pacificamente tra le spese ordinarie.

La regola pratica: Il genitore collocatario che riceve l'assegno non può chiederne il rimborso pro-quota (al 50%) all'altro, poiché si presume che quella cifra sia già ricompresa nella somma versata mensilmente per il mantenimento standard.

Quando la tecnologia diventa una spesa "straordinaria"? Se la ricarica mensile flat è ormai sdoganata come spesa ordinaria, il discorso cambia radicalmente quando si passa dall'abbonamento al "contenitore", ossia al dispositivo mobile stesso, o a utilizzi che esulano dalla normale quotidianità.

Ai sensi dell'art. 337-ter del Codice Civile, la gestione delle spese extra segue regole diverse:

1. L'acquisto dello smartphone o del tablet L'acquisto del dispositivo in sé (soprattutto se parliamo di modelli di fascia medio-alta o alta, fortemente desiderati dagli adolescenti) non ha il carattere della periodicità né della prevedibilità. Si tratta di una spesa eccezionale che incide sul budget familiare e viene catalogata come spesa straordinaria subordinata al previo accordo. La Cassazione ha più volte ribadito che le spese straordinarie non pre-concordate (salvo quelle urgenti o indifferibili, come le cure mediche repentine) non danno diritto al rimborso automatico. Un genitore, quindi, non può acquistare autonomamente l'ultimo modello di smartphone e poi pretenderne il 50% dall'altro senza aver prima ottenuto il suo consenso.

2. I consumi "extrasoglia" e gli acquisti digitali, come regolarsi? Se il figlio supera i giga del proprio piano tariffario generando costi extra, oppure effettua acquisti in-app (come potenziamenti nei videogiochi o abbonamenti a piattaforme di streaming) all'insaputa dei genitori, la spesa esorbita dal concetto di mantenimento ordinario.

In questo scenario, oltre al profilo economico, entra in gioco la responsabilità genitoriale ex art. 316 c.c. e il dovere di vigilanza. La giurisprudenza tende a valutare il comportamento del genitore che aveva la custodia del minore nel momento in cui è avvenuto il fatto, in quanto tenuto a vigilare sull'uso corretto e sicuro degli strumenti tecnologici.

Cosa fare per evitare i conflitti tra i genitori? Nelle aule di tribunale e nella gestione quotidiana del post-separazione, la prevenzione è lo strumento migliore. Per disinnescare queste micro-conflittualità, i genitori possono: Regolamentare in modo dettagliato queste voci già in sede di accordo di separazione o divorzio. Intestare la SIM al genitore che materialmente gestisce l'assegno, assicurandosi che sia attivato il blocco dei servizi a sovrapprezzo. Stabilire un budget massimo condiviso per l'acquisto del telefono al compimento di una determinata età (es. per l'inizio delle scuole superiori).

Conclusioni Il diritto di famiglia ci dimostra, ancora una volta, di non essere una materia cristallizzata in vecchi schemi, ma uno specchio fedele della realtà sociale. Riconoscere che una ricarica telefonica è un bisogno ordinario non significa assecondare un vizio dei figli, ma prendere atto che la reperibilità e la connessione digitale sono ormai tutele minime e indispensabili per la loro crescita e la loro sicurezza.

Pagina generata in 0.005 secondi