Il Tribunale di Venezia ha stabilito che l'installazione di una corda stendibiancheria fissata alle facciate interne di una corte condominiale, da parte di un condomino privo di titolo su tale corte, integra turbativa del possesso e viola il diritto di proprietà dei comproprietari della corte, configurando altresì un atto emulativo quando la condotta è finalizzata non a soddisfare un bisogno reale ma a ostacolare l'utilizzo della colonna d'aria da parte degli altri condomini.
| Giovedi 4 Giugno 2026 |
La decisione offre un chiarimento utile sul rapporto tra uso delle parti comuni condominiali e tutela possessoria della proprietà esclusiva. Il Tribunale precisa che la comproprietà delle facciate perimetrali non si estende automaticamente allo spazio aereo sovrastante la corte interna, quando il condomino non ha diritto di accesso né titolo su di essa.
L'art. 1102 c.c. non è invocabile come scudo quando l'utilizzo della cosa comune si traduce in un'invasione della proprietà di terzi, e in aggiunta si colora di dolo nella forma dell'atto emulativo. La pronuncia conferma che il giudice del cautelare può valutare l'elemento soggettivo ai fini della turbativa possessoria, anche quando la condotta appare formalmente ancorata a un'attività lecita come stendere i panni.
Tizio e Caio, proprietari rispettivamente di appartamenti al secondo e al terzo piano del Condominio Palazzo Delta a Venezia, adivano il Tribunale in via cautelare lamentando la turbativa del possesso della corte gotica interna dell'edificio, accessibile dall'ingresso al civico 1978. Tale corte, su cui si sviluppa la scalinata condominiale, è comune soltanto ai condomini che vi accedono da quel civico.
Mevia, usufruttuaria di un'unità al primo piano con accesso dal diverso civico 1977, aveva fatto installare una corda stendibiancheria fissata con ganci alle facciate interne della corte gotica, in corrispondenza delle finestre del proprio appartamento, che affacciano sulla corte stessa pur senza consentirne l'accesso diretto. Diffidata a rimuoverla sia dall'amministratore di condominio sia dal difensore di Tizio, Mevia si era rifiutata.
I ricorrenti allegavano che l'installazione integrava turbativa del possesso della corte, sfregio al decoro architettonico di un palazzo storico e, soprattutto, atto emulativo: la resistente, che abitava lì da anni senza mai averne sentito il bisogno, aveva apposto la corda non per una reale necessità domestica, bensì per ostacolare la realizzazione della piattaforma elevatrice già approvata dall'assemblea con delibera del 5.8.2025, il cui posizionamento avrebbe occupato la medesima colonna d'aria. Concludevano chiedendo l'ordine di rimozione immediata, con possibilità di procedere in via sostitutiva a spese della resistente.
Mevia si difendeva sostenendo di essere comproprietaria delle facciate che delimitano la corte, poiché l'edificio formerebbe un unico condominio e il suo appartamento racchiuderebbe per tre lati la corte stessa. La corda rientrerebbe quindi nell'uso legittimo della cosa comune ai sensi dell'art. 1102 c.c., senza recare pregiudizio agli altri condomini.
Il Tribunale ha accolto il ricorso, ordinando la rimozione immediata della corda con ripristino dello status quo ante, e ha condannato la resistente alle spese di lite.
Il ragionamento del giudice si articola su più piani tra loro convergenti:
Ne consegue che la molestia del possesso della corte è accertata sia sul piano oggettivo — per la violazione del diritto di proprietà ex artt. 840 e 1170 c.c. — sia su quello soggettivo, per la finalità emulativa dell'installazione.