Potere di autotutela del contribuente e iter procedurale.

Con l'autotutela e' possibile ottenere velocemente l'annullamento di un atto: un avviso di accertamento, una comunicazione di irregolarita' o una cartella esattoriale.

Lunedi 14 Giugno 2021

L’autotutela e' uno dei diritti messi a disposizione del contribuente quando si vede notificare un atto illegittimo da parte dell’Amministrazione finanziaria. Puo' trattarsi, ad esempio, di un atto di accertamento o di constatazione, una comunicazione di irregolarita' o una cartella esattoriale illegittimi. Tali atti devono essere annullati da parte dell’Amministrazione finanziaria. Quando questa non vi provvede autonomamente e' compito del contribuente portare a conoscenza dell’errore l’ente che ha emesso l’atto. Tutto questo avviene tramite l’esercizio del potere di autotutela.

Da un punto di vista pratico l’autotutela e' una istanza bonaria che il contribuente invia all’Amministrazione finanziaria per far valere un suo diritto. Questo consente di evitare il ricorso al giudice tributario. E’ per questo motivo che devi conoscere e saper utilizzare il potere di autotutela. In questa guida, infatti, ho intenzione di farti conoscere il potere di autotutela che puoi esercitare, spiegandoti i vantaggi che puoi ottenere. Inoltre ti spieghero' come poter redigere un’istanza in autotutela. Non perderti questo contributo se ti hanno appena notificato un atto illegittimo.

Indice

Che cos’e' il potere di autotutela del contribuente?

Per quali atti si puo' esercitare l’autotutela?

Quali i termini di esercizio dell’autotutela?

Quando un atto tributario puo' essere considerato illegittimo?

Chi puo' avviare la procedura di autotutela tributaria?

Iter procedurale di presentazione dell’istanza di interpello

Istanza in autotutela: a chi indirizzare l’atto?

Cosa riportare nell’istanza in Autotutela?

Possibili esiti dell’istanza di Autotutela

Autotutela prima del ricorso tributario

Quali sono gli effetti dell’autotutela?

Esempio di richiesta di riesame in autotutela

Istanza di autotutela: consulenza fiscale

Che cos’e' il potere di autotutela del contribuente?

L’autotutela e' un istituto deflattivo del contenzioso tributario, previsto dall’art. 2-quater del D.L. n. 564/94 e dal D.M. 11 febbraio 1997 n. 37. Tale istituto prevede che l’Amministrazione finanziaria puo' annullare, modificare o sostituire un proprio atto che a seguito di riesame ritiene infondato o illegittimo. Quindi, attraverso l’autotutela l’Erario evita di ledere al contribuente con un atto viziato da irregolarita'.

Un corretto esercizio del potere di autotutela determina, indirettamente, un minor ricorso alla giustizia tributaria da parte del contribuente per far valere i propri diritti.

Detto questo, devi tenere presente che, comunque, ad oggi il potere di autotutela e' scarsamente utilizzato dai contribuenti. Considera, infatti, che molto spesso gli Uffici, quando riscontrano l’emissione di un atto palesemente errato consigliano al contribuente che la cosa migliore e' fare il ricorso tributario. Lo consigliano come unica soluzione alternativa al pagamento delle somme richieste. Niente di piu' sbagliato! Il contribuente in questi casi e' mal consigliato.

Gli Uffici molto spesso confidano nel fatto che per importi non rilevanti il contribuente preferira' sempre pagare piuttosto che iniziare un ricorso tributario, sicuramente lungo e costoso. Naturalmente questo e' a loro stretto vantaggio. Se ti trovi in questa situazione devi sapere che prima di intentare il ricorso tributario hai a disposizione uno strumento gratuito per risolvere la questione in modo bonario. Mi riferisco all’istituto dell’autotutela.

Per quali atti si puo' esercitare l’autotutela?

Laddove l’Amministrazione finanziaria prenda atto di aver commesso un errore nell’emissione di un documento, puo' correggerlo autonomamente. Pensa al caso piu' frequente di avvisi bonari o di avvisi di accertamento per imposte dirette o indirette, con palesi errori di notifica o di prescrizione. In questi casi l’Ufficio puo' autonomamente annullare il proprio operato e correggere l’errore riscontrato, senza necessita' di attendere la decisione di un giudice. Questo potere di autocorrezione e' disciplinato dal D.M. n. 37/1997.

L’atto illegittimo puo' essere annullato d’ufficio, in via autonoma, o su richiesta del contribuente. La presentazione dell’istanza in autotutela, tuttavia, non sospende i termini per la presentazione del ricorso dinanzi al giudice tributario. Questo poiche' l’Autotutela e' per l’Amministrazione una facolta' discrezionale. L’annullamento dell’atto illegittimo comporta automaticamente anche quello degli atti ad esso consequenziali e l’obbligo di rimborso delle somme riscosse in forza dei medesimi. In sostanza, quindi, quando ti trovi in una situazione di notifica di atto illegittimo puoi trasmettere all’Ufficio competente una semplice domanda in carta libera. Istanza contenente un’esposizione sintetica dei fatti e corredata dalla documentazione idonea a dimostrare le tesi sostenute. Il tutto per ottenere l’annullamento dell’atto, evitando il ricorso al giudice tributario. Vantaggio sicuramente non trascurabile.

Quali i termini di esercizio dell’autotutela?

L’Agenzia delle Entrate ha la possibilita' di esercitare il potere di autotutela anche nel caso in cui:

L’atto e' divenuto definitivo per decorso del termine per ricorrere;

Vi e' pendenza di giudizio;

Il ricorso tributario e' stato presentato nei termini ma respinto con sentenza passata in giudicato.

Deve essere specificato, quindi, che l’autotutela puo' essere richiesta da parte del contribuente in qualsiasi momento, ma occorre specificare che essendo un potere discrezionale non comporta la sospensione dei termini per ricorrere davanti alle Commissioni tributarie competenti (come invece avviene con l’accertamento con adesione).

Quando un atto tributario puo' essere considerato illegittimo?

Al fine di farti comprendere meglio in quali fattispecie puoi utilizzare il potere di autotutela di seguito troverai l’indicazione dei casi piu' frequenti in cui puoi utilizzarla. In pratica, i casi piu' frequenti per i quali l’Amministrazione finanziaria si attiva per correggere un atto, attraverso la presentazione dell’istanza in autotutela si hanno quando l’illegittimita' deriva principalmente da (art. 2 D.M. 37/1997):

- Errore di persona nella notifica dell’atto. Situazione, frequente quando un atto e' notificato al soggetto A, ma e' intestato al soggetto B;

- Evidente errore logico o di calcolo nella pretesa impositiva. Situazione in cui la pretesa tributaria non e' calcolata in modo corretto all’interno dell’atto;

- Errore sul presupposto dell’imposta. Situazione in cui l’imposta viene applicata in base ad un presupposto, ad esempio il percepimento di redditi, quando invece tali redditi non sono mai stati percepiti;

- Doppia imposizione dello stesso tributo. Ad esempio viene notificata due volta la cartella esattoriale per il pagamento di uno stesso tributo relativo allo stesso anno;

- Mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti dal contribuente. Situazione molto frequente. Soprattutto quando il contribuente effettua pagamenti utilizzando il Ravvedimento Operoso;

- Mancanza di documentazione successivamente presentata (non oltre i termini di decadenza);

- Sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolativi, precedentemente negati;

- Errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall’Amministrazione finanziaria.

Possiamo dire che e' illegittimo l’atto che presenta errori non attinenti all’esistenza o all’ammontare del credito tributario (es. carenza di motivazione, omessa indicazione delle aliquote, errata notifica, etc). Allo stesso modo un atto puo' essere considerato come infondato quanto il vizio deriva da errori su fatti oggetto di imposizione o alla qualificazione o quantificazione del reddito imponibile.

Chi puo' avviare la procedura di autotutela tributaria?

L’autotutela e' una procedura che puo' essere attivata su richiesta:

Dell’Amministrazione finanziaria, a cura dell’organo che ha emanato l’atto illegittimo o che e' competente per gli accertamenti d’ufficio;

Del contribuente destinatario dell’atto illegittimo;

Alla Direzione Regionale da cui dipende l’Ufficio che ha emesso l’atto in caso di inerzia di quest’ultimo o se l’importo dell’atto e' superiore a 516.456,90 euro;

Dal Garante del Contribuente, il quale autonomamente o su istanza del contribuente puo' invitare l’Amministrazione finanziaria ad attivare tale procedura.

Di fatto, solitamente, e' il contribuente attraverso la presentazione di istanza in carta semplice ad invitare l’Amministrazione finanziaria a riesaminare il procedimento e a dare avvio alla procedura.

Iter procedurale di presentazione dell’istanza di interpello

Con la richiesta di esercizio dell’autotutela, il contribuente puo' chiedere all’Ufficio di riesaminare un atto che deve essere corretto o annullato. La richiesta del contribuente puo' essere fatta in carta libera, da presentare direttamente all’ufficio o da spedire a mezzo raccomandata A.R., o via email, seguendo le istruzioni riportate nell’atto notificato.

Il contribuente puo' anche usare il modello di istanza in autotutela reso disponibile dall’agenzia delle Entrate dal 22 ottobre 2012. L’istituto dell’autotutela consente all’Amministrazione finanziaria, anche in pendenza di giudizio o nei casi in cui le pretese di recupero sono ormai definitive e non piu' impugnabili, di annullare i propri atti illegittimi. In autotutela, nel rispetto dei cittadini, gli atti sbagliati si possono annullare sempre, senza limiti di tempo. Sbagliare in materia fiscale e' la cosa piu' facile che possa capitare. Pero', non tutti sono pronti a riconoscere l’errore.

Istanza in autotutela: a chi indirizzare l’atto?

L’atto di Autotutela deve essere emesso nei confronti dell’Ente che ha emesso la comunicazione per la quale si vuole ottenere un annullamento totale o parziale. Nel caso, ad esempio, di autotutela per la notifica di una cartella esattoriale, la richiesta di annullamento va indirizzata:

Direttamente all’Agente della riscossione – nel caso in cui si voglia contestare esclusivamente la legittimita' della cartella esattoriale emessa. Classico caso puo' essere quello della mancata firma del responsabile, per un vizio di notifica, o per iscrizione ipotecaria per un credito inferiore ad €. 8.000,00;

All’Ente titolare della pretesa impositiva – in tutti i casi in cui non si contesti la cartella esattoriale ma il contenuto della pretesa impositiva l’istanza di autotutela deve essere intestata all’Ente che ha emesso il documento che ha poi dato al concessionario l’incarico di riscuoterlo. Ad esempio se la cartella esattoriale deriva da un atto emesso dall’Agenzia delle Entrate, dal Comune, o dall’INPS, sara' nei confronti di uno di questi Enti che il contribuente dovra' indirizzare la propria istanza. Per esempio nel caso di avviso di accertamento per l’IRPEF la richiesta sara' indirizzata all’Agenzia delle Entrate, in caso di avvisi di accertamento per IMU, la richiesta andra' indirizzata direttamente al Comune. In questi casi e' sempre opportuno mettere l’Agente della riscossione a conoscenza dell’istanza di autotutela presentata, spedendogli una copia della stesa.

Infine, nel caso, invece, di contravvenzioni per violazioni del codice della strada, la richiesta va inoltrata anche alla Prefettura competente.

Appare utile ricordare che, qualora ci si rivolga ad un Ufficio sbagliato (per esempio al Concessionario della riscossione quando questi non e' competente) esso deve “far da tramite” inoltrando l’istanza all’Ufficio giusto.

Cosa riportare nell’istanza in Autotutela?

L’istanza in Autotutela da parte del contribuente deve indicare al suo interno alcuni elementi essenziali al fine di ottenere l’effetto sperato nei confronti dell’Ufficio.

In particolare l’istanza deve riportare indicato:

L’atto di cui viene chiesto l’annullamento (totale o parziale). Di solito si riporta la data di emissione dell’atto, quella di notifica e il numero di protocollo identificativo dello stesso;

I motivi per cui si ritiene tale atto illegittimo e quindi annullabile. Tali motivazioni, per potere essere effettivamente prese in considerazione dall’Ufficio, devono essere opportunamente corredata da documenti giustificativi. Ad esempio, se si ritiene che un atto e' dovuto solo parzialmente si dovranno allegare le quietanze degli avvenuti pagamenti. Se si ritiene che un atto sia stato notificato in ritardo rispetto ai termini ultimi di accertamento si dovra' allegare la notifica della raccomandata. Ecco che allora in sede di difesa potranno contestarsi, nel caso:

L’emissione di un nuovo atto sostitutivo di quello originario, ma nel quale siano state inserite modifiche sostanziali e/o vi sia una diversa valutazione del medesimo materiale probatorio;

L’integrazione di accertamento attraverso un secondo atto che non si fondi su elementi nuovi o non conosciuti/conoscibili al momento del precedente accertamento;

L’illegittima riapertura dei termini per l’accertamento tramite tali atti sostitutivi o integrativi.

Possibili esiti dell’istanza di Autotutela

Dopo aver esaminato l’istanza e l’atto contestato, l’Ufficio dovrebbe comunicare al contribuente la propria decisione di accoglimento o di rigetto dell’istanza di Autotutela presentata. Tuttavia, non sempre cio' avviene e spesso gli Enti non forniscono alcun riscontro al contribuente.

Attenzione, in quanto, in tali casi il silenzio non puo' essere considerato come assenso all’istanza presentata. Inoltre, come gia' detto, la presentazione dell’istanza non interrompe i termini utili per la proposizione del ricorso alla Commissione tributaria competente.

Per cui, e' bene ricordare che l’atto resta ancora valido in assenza di un espresso annullamento e se siamo vicini alla scadenza dei termini per la proposizione del ricorso e' bene affrettarsi al presentarlo. Se la comunicazione di accoglimento dell’istanza di autotutela dovesse pervenire dopo aver presentato il ricorso, non vi sono problemi, in quanto sara' cessata la materia del contendere e con essa anche il ricorso. In questo caso, quando il contribuente ottiene l’annullamento dell’atto impositivo ha diritto di ottenere il rimborso delle somme eventualmente gia' versate.

Autotutela prima del ricorso tributario

Contro l’atto impositivo viziato da errori, dunque, il contribuente puo' proporre sia l’istanza in autotutela all’Amministrazione finanziaria, che il ricorso tributario al giudice competente. Si tratta, pero', di due procedimenti sostanzialmente diversi:

L’autotutela e' piu' celere, economica, puo' essere fatta direttamente dall’interessato e non richiede formule particolari. Viene presentata allo stesso organo che ha emanato l’atto viziato e che, pertanto, potrebbe non essere imparziale (nella maggior parte dei casi concreti e' cosi'). Certamente, quindi, esso tendera' a confermare la legittimita' dei propri atti, salvo il caso di errori palesi ed incontestabili. L’autotutela e' quindi opportuna nel caso di vizi palesi dell’atto, quali ad esempio il pagamento gia' avvenuto;

Il ricorso al giudice, invece, per quanto costoso (e' necessario l’intervento di un avvocato, o di un dottore commercialista) e piu' lungo, apre un contraddittorio davanti a un giudice che e' terzo e imparziale. In teoria nulla vieta di presentare contemporaneamente sia il ricorso in autotutela, sia quello in tribunale. Anche per via della piu' celere definizione del primo, il cittadino puo' sempre rinunciare alla causa in un secondo momento. Inoltre, la presentazione preventiva dell’istanza di autotutela consente al contribuente di poter fornire prova di aver voluto evitare il contenzioso, dimostrando che lo stesso e' stato generato dall’eccessiva inerzia dell’Ufficio nel fornire una risposta all’autotutela presentata.

Quali sono gli effetti dell’autotutela?

La procedura di autotutela puo' concludersi con un atto autonomo rispetto al precedente emesso dall’Ufficio interessato. Tale documento puo' avere carattere eliminatorio (quindi favorevole al contribuente), oppure sostitutivo (quindi sfavorevole al contribuente).

In caso di esito favorevole al contribuente l’Ufficio interessato puo':

Procedere all’annullamento dell’atto (totale o parziale). In questo caso viene emesso un secondo atto che abroga il precedente, dal quale dovranno risultare i motivi per cui l’atto e' illegittimo. In caso di annullamento parziale, il nuovo atto deve dichiarare l’invalidita' solo di una parte del provvedimento di primo grado conservando l’efficacia di quella non viziata, oppure sostituira' il precedente assumendo la forma di atto completamente autonomo;

Procedere ad una rinuncia. In questo caso l’Ufficio rivaluta la procedura di controllo decidendo di non avviare un accertamento e/o di non esercitare un’attivita' impositiva nei confronti del contribuente.

L’autotutela favorevole al contribuente consente di far decadere totalmente o parzialmente l’onere di pagare il quantum richiesto dall’Amministrazione finanziaria. In caso di autotutela sfavorevole al contribuente vi e' l’emissione di un nuovo atto che integra o convalida il precedente. Anche in questo caso il nuovo atto deve essere adeguatamente motivato.

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Esempio di richiesta di riesame in autotutela

Spett.le

Agenzia delle Entrate di ……….

Ufficio ………. Via ………. Cap ………. – Comune ……….

Pec: ……….

e p.c.

Direzione Regionale di ……….

Via ………. Cap ………. – Comune ………. Pec: ……….

Funzionario responsabile del procedimento Sig. ….

Oggetto: Richiesta di annullamento di atto illegittimo ai sensi dell’art. 2 quater del D.L. 564/1994 e del D.M. n. 37/1997

Io sottoscritt… ……….……….……….……….………. nat … a ……….……….……….……….……….……….………. il……….……….………. residente in ……….……….……….……….………. via/piazza ……….……….……….……….………. tel.

……….……….………. email ……….……….……….………. codice fiscale ……….……….……….……….……….……….……….

(oppure per una ditta/societa')

in qualita' di titolare/legaleppresentante/altro (specificare) ……….……….……….……….………. della ditta/

societa' ……….……….……….……….………. con sede in ……….……….………. prov. ……….………. via ……….……….……….

codice fiscale/partita Iva ……….……….……….……….……….

PREMESSO

Che con ……….……….……….……….………. (comunicazione di irregolarita', cartella di pagamento, rigettoistanza di rimborso, avviso di liquidazione, avviso di rettifica, avviso di accertamento, atto di contestazione,

altro) con n. / prot. ……….……….……….……….………. del ……….……….……….……….………. notificatoil ……….……….……….……….………. relativo all’anno d’imposta ……….……….……….……….………. Codesto Ufficio

contesta ……….……….……….……….……….:

1) ……….……….……….……….……….;

2) ……….……….……….……….……….;

3) ……….……….……….……….……….

Richiedendo, oltre al contributo omesso, anche, il pagamento delle relative sanzioni ed interessi.

FA PRESENTE

che tale provvedimento appare illegittimo per i seguenti motivi ……….……….……….……….……….

Per tali ragioni, il sottoscritto a tutela dei propri diritti

CHIEDE

a codesto Ufficio, in via principale di riesaminare, ove ritenuto opportuno, il provvedimento

sopra indicato e di procedere al suo annullamento ai sensi di quanto previsto dall’art. 2 quater

del D.L. n. 564/1994, dal D.M. n. 37/1997.

Data e firma del contribuente

……….……….……….……….……….

Per facilitare la comprensione di quanto sopra esposto, in allegato alla presente, si consegnano:

1) copia di ……….……….……….……….………. (comunicazione di irregolarita', cartella di pagamento, rigetto

istanza di rimborso, avviso di liquidazione, avviso di rettifica, avviso di accertamento, atto di

contestazione, altro) con n. / prot. ……….……….……….……….………. del ……….……….……….……….……….

2) ……….……….……….……….………. (documentazione comprovante l’illegittimita' del documento);

3) copia documento di riconoscimento

DELEGA

(se interessa)

alla presentazione di questa richiesta … signor ……….……….……….……….………. tipo documento

di riconoscimento ……….……….……….……….………. n. ……….……….……….……….………. rilasciato il

……….……….……….……….………. da ……….……….……….……….………. eleggendo domicilio presso lo Studio dello

stesso in ……….……….……….……….………. , via ……….……….……….……….………. n. ……….……….……….……….……….

Data e firma



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